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  Dicembre 2012

Articoli n░ 4
MAGGIO 2005
 
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BANCA NAZIONALE DEL LAVORO
BILANCIO NEGATIVO NEL 2004

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BANCA NAZIONALE DEL LAVORO
BILANCIO NEGATIVO NEL 2004
La BBVA ha avviato le procedure per ottenere l'acquisto dell'istituto italiano


Sàntolo Cannavale
Esperto di mercati finanziari
s.cannavale@virgilio.it



Il Consiglio di Amministrazione della Banca Nazionale del Lavoro (BNL), presieduto da Luigi Abete, il 14 marzo 2005 ha dato il proprio assenso al bilancio consolidato di gruppo per il 2004, che registra una perdita netta di 34 milioni di euro. Analizzando il conto economico del 2004, il margine di interesse di 1.496 milioni di euro evidenzia un calo del 9,9% rispetto al precedente esercizio, penalizzato dall'andamento sfavorevole dei tassi di interesse e dagli effetti della ricomposizione del portafoglio crediti. I proventi netti da servizi, pari a 1.407 milioni, sono rimasti sostanzialmente sui livelli dell'anno precedente. Le commissioni rivenienti dal risparmio gestito (fondi comuni e gestioni patrimoniali) ammontano a 311 milioni, in crescita dello 0,6%. Il risultato ha risentito della congiuntura non favorevole ed è stato sostenuto principalmente dal settore assicurativo in crescita del 20%. Il totale del risparmio gestito da 29.239 milioni del 2003 si è ridimensionato a 26.982 milioni a fine 2004. Il margine di intermediazione (margine di interesse e proventi netti da servizi) si attesta a 2.903 milioni, in contrazione su base annua del 5,4%. I costi operativi, nel 2004 pari a 1.881 milioni, registrano un calo del 2,2% rispetto all'anno precedente. In tale ambito le spese per il personale, pari a 1.045 milioni, diminuiscono del 5,1% su base annua, per effetto della riduzione degli organici. Il numero di dipendenti del gruppo a fine anno è sceso a 16.876 unità, con 926 uscite e 377 nuove assunzioni. Le spese amministrative restano sostanzialmente ferme ai livelli dell'anno precedente (623 milioni, +0,5%). Il risultato operativo consolidato di 1.022 milioni evidenzia un calo del 10,9% rispetto al 2003. Lo stesso è stato sostanzialmente azzerato con rettifiche e accantonamenti netti per 1.000 milioni (+18,5%) ripartiti come segue: 849 milioni, rettifiche su crediti e accantonamenti netti ai fondi rischi su crediti; 151 milioni, accantonamenti per rischi e oneri e rettifiche su immobilizzazioni finanziarie; 43 milioni riguardano la partecipazione in Albacom e la relativa cessione. Queste appostazioni eccezionali caratterizzano in modo particolare il bilancio 2004 del Gruppo BNL determinando la perdita di esercizio di 34 milioni, rispetto a un utile di 141 milioni nel 2003. Il CdA giustifica questa scelta con l'azione di miglioramento della qualità dell'attivo (crediti erogati), articolata attraverso l'avvio di una politica di dismissione delle posizioni in sofferenza, l'accelerazione nell'allineamento dei criteri di valutazione dei crediti problematici, nonché il recepimento delle osservazioni dell'Autorità di Vigilanza (Banca d'Italia). L'azzeramento del margine operativo prodotto nell'anno, secondo i vertici del gruppo BNL, ha permesso di migliorare il grado di copertura delle esposizioni (51,4% rispetto al 45,6% del 2003 il rapporto tra fondi rischi accantonati e crediti in sofferenza) e di allinearsi alla media del sistema bancario italiano. In valore assoluto il totale di sofferenze e incagli è pari a 2.804 milioni e registra un calo del 12,3% rispetto ai 3.199 milioni del 2003. Il loro rapporto rispetto ai crediti erogati migliora adeguandosi al 4,9% nel 2004, rispetto al 5,7% del 2003. La BNL rappresenta, comunque, un caso a parte nel panorama bancario italiano che, nel corso dello scorso anno, ha espresso nel suo insieme consistenti utili netti, in aumento rispetto al 2003. L'Associazione bancaria italiana (ABI), elaborando i risultati al 30.9.2004 di un campione di 19 gruppi bancari italiani quotati, che rappresenta l'85% del sistema, ha registrato utili netti in progresso da 4.671 a 5.788 milioni di euro (dati fine settembre 2003 e 2004). Il progresso, oltre a esprimersi in valore assoluto, è confermato anche considerando il rapporto tra utili prodotti e "totale impieghi + raccolta" alle medesime date: rispettivamente 0,29% e 0,35%. I dati della ge-stione BNL al 30 settembre 2004 evidenziavano un utile netto di periodo di 200 milioni; evidentemente il CdA in fase di redazione del bilancio di fine anno ha cambiato politica, privilegiando un'impostazione di maggior rigore. D'altro canto, all'eventuale risultato positivo conseguito nel 2004 avrebbe fatto seguito un dividendo comunque insoddisfacente in rapporto al valore delle azioni BNL che negli ultimi mesi, solo a seguito dell'ipotizzata acquisizione da parte della banca spagnola BBVA e dell'entrata in scena di nuovi azionisti per contrastare detta operazione, si sono apprezzate del 40%. Sotto il profilo patrimoniale, gli impieghi a clienti nel loro complesso sono cresciuti nell'anno dell'1,9%, attestandosi a 57.083 milioni. La crescita è avvenuta sul mercato domestico, dove gli impieghi, pari a 54.501 milioni (+4,2%) sono aumentati di quasi due miliardi nonostante le cessioni di crediti problematici sul mercato (cartolarizzazioni) per circa 1,9 miliardi. Lo sviluppo ha interessato, in particolare, i settori "mid corporate" (medie aziende) e retail (clientela privata) che offrono le migliori opportunità di ottimizzare il rapporto rischio-rendimento. Il patrimonio netto della BNL è pari a 5.028 milioni di euro, rispetto ai 4.021 del 2003, a seguito dell'aumento di capitale per 1,2 miliardi di euro. La capitalizzazione di borsa si attesta a 6.633 milioni di euro a fine 2004, con il valore dell'azione ordinaria, alla stessa data, pari a 2,19 euro. Consi-derando le attuali, maggiori quotazioni di borsa del titolo azionario, il valore di mercato del gruppo BNL risulta ben più alto. Sulla redazione del bilancio 2004 possono aver pesato, tra l'altro, le vicende collegate all'offerta pubblica di scambio (OPS) sull'intero capitale della BNL da parte della Banca Bilbao Vizcaya Argentaria (BBVA), secondo istituto di credito spagnolo con una capitalizzazione di borsa di 42,4 miliardi di euro (sei volte quella della BNL). Per quest'offerta, che valuta la totalità del capitale BNL intorno a 7,5 miliardi di euro, la BBVA emetterà 531,1 milioni di nuove azioni, da scambiare con quelle BNL in rapporto di una a cinque, senza versamento di contanti. L'offerta, da concretizzare tra il 20 giugno e il 30 settembre 2005, sarà condizionata al raggiungimento di adesioni pari ad almeno il 50% del capitale BNL. La decisione di lanciare l'OPS è stata adottata il 28 marzo dal CdA di BBVA ed è arrivata dopo dieci giorni dall'informativa preliminare dalla stessa inviata alla Banca d'Italia. La nostra Banca Centrale ha segnalato al BBVA le proprie riserve sull'iniziativa, nonché gli ostacoli al relativo progetto industriale legato alla proposta di acquisizione della banca italiana. L'istituto spagnolo ha avviato le procedure per ottenere le varie autorizzazioni: il nulla osta della Consob sulla trasparenza e la correttezza dell'operazione e l'autorizzazione della Banca d'Italia, da fornire entro trenta giorni, sulla base del giudizio di stabilità creditizia e della sana e prudente gestione della banca oggetto di acquisizione. La Banca d'Italia, nella risposta a BBVA alla sua informativa preliminare, ha sollevato molti rilievi critici sulla gestione insoddisfacente della BNL, di cui la stessa BBVA è primo socio con una quota di capitale pari al 14,72% e quattro consiglieri di amministrazione; gli altri due soci importanti di BNL sono Assicurazioni Generali con l'8,34% e Dorint (società riferita a Diego Della Valle) con il 4,98%. Il negativo risultato di bilancio 2004 della BNL, in perdita per 34 milioni, implicitamente conferma i rilievi non positivi della Banca d'Italia sulla gestione dell'istituto italiano e sui timori di stabilità. L'operazione è stata portata, da BBVA, all'attenzione del Commissario UE alla concorrenza Neelie Kroes, per la prevista autorizzazione sulla base della normativa europea sulle fusioni e acquisizioni del 2004. É interessante seguirne gli sviluppi, anche alla luce delle recenti sollecitazioni delle autorità di Bruxelles rivolte alla Banca d'Italia, intese a rimuovere gli ostacoli nelle aggregazioni tra banche dell'Unione Europea, al fine di migliorarne il livello di capitalizzazione e di efficienza. Per il rafforzamento della BNL, nel gennaio 1997 fu svenduto il Banco di Napoli; il 60% del suo capitale fu acquistato in sede di asta da BNL e INA per 61,6 miliardi di lire e rivenduto a terzi nel novembre 2000 per circa 3.000 miliardi di lire; evidentemente il sacrificio della più grande banca del Mezzogiorno non è bastato a rendere autonoma e autorevole la BNL e a farle perdere i connotati di facile preda. É doppio il rammarico per chi ha assistito, impotente, al dissolvimento di un grande, storico, irrecuperabile patrimonio del Sud.

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