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  Dicembre 2012

Articoli n░ 4
MAGGIO 2005
 
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Il sistema agro-alimentare nel Sud
Come essere competitivi
Le sfide dell'industria del settore analizzate nelle diverse realtà territoriali

Francesco Saverio Coppola
Direttore dell'Associazione Studi e Ricerche per il Mezzogiorno
segreteria@srmezzogiorno.it

 

Nel Mezzogiorno l'industria alimentare rappresenta il secondo settore del Manifatturiero con un peso quasi doppio rispetto all'Italia in termini di Valore Aggiunto (il VA del settore agricoltura e industria di trasformazione - sul settore primario e secon-dario - è pari a circa il 40%, contro il 21% dell'Ita-lia). I parametri di riferimento sono - per il 2004 (Stime Federalimentare 2004) - circa 20 miliardi di euro di fatturato (21,6% dell'Italia), 115.000 addetti, 2.000 aziende con più di dieci dipendenti e una quota di export sul fatturato pari al 15%. Nonostante la ricchezza di offerta e la forza di immagine sul mercato globale, l'industria alimentare è però ancora lontana dal realizzare compiutamente le sue potenzialità. In particolare la sua proiezione internazionale è ancora inferiore a quella media europea. Il settore è penalizzato dalla sua grande frammentazione produttiva e, frequentemente, dall'assenza di tutela nei confronti dei fenomeni di contraffazione e imitazione. In questo contesto l'Associazione Studi e Ricerche per il Mezzogiorno ha elaborato una indagine nel settore che si è posta l'obiettivo di valutare:
- la crescente interdipendenza dei mercati e l'internazionalizzazione delle imprese;
- la necessità di cooperazione orizzontale (consorzi, marchi unici) e verticale tra imprese collocate nelle differenti fasi della filiera.
Nel delineare le tendenze evolutive dell'agro-industria si corre, però, il rischio di una eccessiva generalizzazione: i caratteri strutturali e operativi dei numerosi comparti della trasformazione agro-industriale sono estremamente eterogenei tra loro, così come eterogenea è spesso la situazione all'interno di ciascun comparto. Ciò implica l'analisi e la descrizione del sistema locale agro-alimentare disaggregato per territorio e per filiera. Ma quali sono nel Mezzogiorno le regioni di punta dell'agro-alimentare? Dall'analisi è emerso che le regioni più significative sono indubbiamente la Puglia, la Sicilia, la Calabria e, soprattutto, la Campania. La scelta delle regioni è scaturita da considerazioni inerenti la rilevanza del sistema agro-alimentare tra le branche produttive regionali e dagli orientamenti che, attraverso l'intervento pubblico, le istituzioni hanno inteso conferire al settore agro-alimentare. Su quali fattori bisogna agire per dominare il Mercato? Per rispondere a tale domanda si è costruito un modello interpretativo quali-quantitativo che ha permesso di delineare gli elementi strutturali di competitività del sistema territoriale agroindustriale nelle regioni meridionali. In particolare sono state analizzate le leve principali che regolano i processi competitivi aziendali e del mercato nel suo complesso, al fine di definire linee di azione di politica industriale ed economica idonee a qualificare la struttura industriale agro-alimentare meridionale in un contesto internazionale e globalizzato. Sulla base dei dati statistici ed empirici è stata quindi costruita una "mappa della competitività" delle imprese alimentari meridionali basata sulle diverse specificità territoriali (v. figura). La competitività delle imprese è il risultato combinato di variabili endogene ed esogene che agiscono sulle aziende che, per macro-aggregati, possono esser suddivisi in Fattori Paese, Regionali, Settoriali e d'Impresa. Tra le variabili individuate, il sistema incentivante ha avuto indubbiamente un ruolo significativo nell'attuazione di strategie di supporto e di valorizzazione della produzione alimentare regionale. Lo studio mostra, però, un punto di debolezza di tale sistema che nasce dall'aver spesso concentrato le risorse sull'acquisto di macchinari e sul connesso aumento della capacità produttiva escludendo altri aspetti non meno significativi quali: il controllo della qualità dei prodotti, i processi di innovazione degli stessi, lo sviluppo dell'immagine regionale, il sostegno alla distribuzione e all'internazionalizzazione. Un fattore chiave per il raggiungimento di adeguati livelli di competitività risulta essere la ricerca e l'innovazione strettamente connesso al fattore "professionalità". Il lavoro svolto mette in risalto che l'ampiezza della materia "innovazione e ricerca" è tale da coprire tutti gli aspetti della catena del valore e, che, in un settore maturo quale quello agro-industriale, assume una valenza strategica centrale. Nello sviluppo e nell'innovazione rientrano anche la ricerca di forme alternative e nuove di "fare impresa". L'innovazione deve essere di pensiero oltre che di prodotto e ben calibrata sulle esigenze dell'impresa. Tale processo è ormai indispensabile e pensare che l'attuale svantaggio competitivo sia soltanto una fase destinata presto a rientrare, può essere ingannevole. Se un sistema dispone di risorse da investire in tecnologie innovative ed è rapido nell'adattarsi ad esse, può produrre difatti stabilmente più di un suo competitore. La struttura della "mappa della competitività" trova conferma in primis in un'approfondita indagine territoriale svolta attraverso un questionario-intervista. La scelta delle imprese da intervistare è stata effettuata sulla base di alcuni parametri quali ad esempio: una adeguata dimensione aziendale, un fatturato rilevante e l'operare in una delle filiere analizzate dalla ricerca. Ma come decidere su quali fattori puntare? Per dare una risposta più concreta si è fatto ricorso anche all'utilizzo di un modello statistico (analisi in componenti principali) che, in sintesi, conferma che il mercato agro-alimentare del Mezzogiorno si trova oggi a un bivio: crescere e unirsi per competere o farsi partecipare per non soccombere. Per essere più competitivi servono, quindi, più imprese medie e grandi in grado di creare le conseguenti economie interne di scala, non tanto e non solo nella produzione ma anche nella commercializzazione, nella finanza, nelle risorse per l'innovazione. Mancano nelle regioni esaminate economie di "network" di impresa che, invece, si generano nelle città e regioni più competitive. Dall'indagine svolta risulta che è presente un solo caso di distretto in Campania, una qualche forma di "gruppo" di imprese in Puglia, un consorzio di un certo peso in Calabria, qualche embrione di distretto in Sicilia.

Quali tra le regioni è quella più dinamica? La Campania. L'indagine mostra, infatti, che è la regione meglio strutturata, più industrializzata e con il più elevato livello di specializzazione economica. In Campania, nel decennio, tra il 1991 e il 2001, è soprattutto cresciuto il numero delle società di capitale e anche la dimensione media delle società è maggiore. Le imprese sono più patrimonializzate e il fatturato delle aziende è più elevato rispetto alle altre regioni del Mezzogiorno. La buona struttura industriale del settore viene confermata dal grado di apertura internazionale molto accentuato rispetto alla media Mezzogiorno (l'indicatore di apertura internazionale costruito fa registrare infatti un valore di 84,6 contro il 57,4 del Mezzogiorno). Ma potrebbe fare di più: la mancanza di un'adeguata azione volta a potenziare le capacità logistiche, distributive e di marketing penalizza però le imprese campane limitandone lo sviluppo sui mercati internazionali. Alle altre regioni occorre fare uno sforzo maggiore per raggiungere un buon livello di competitività sui mercati. In estrema sintesi, dall'analisi emerge, quindi, che il necessario "giro di boa", richiesto ai soggetti del sistema agro-alimentare, deve tenere in giusta considerazione una pianificazione di crescita dimensionale e/o aggregazione di impresa, una pianificazione del sistema incentivante meno orientato alla costituzione di capitale fisso, una pianificazione di marketing sul mercato estero e soprattutto l'adozione di processi di "Qualità" utili alla valorizzazione delle capacità individuali e organizzative. La ricerca, che è in corso di pubblicazione, verrà presentata in un convegno che avrà luogo nel secondo semestre del 2005. Nel corso del dibattito l'attenzione si focalizzerà sugli obiettivi raggiunti, sulle priorità in gioco e le prospettive possibili.

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