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  Dicembre 2012

Articoli n░ 4
MAGGIO 2005
 
CONFINDUSTRIA - Home Page
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LA COMPETITIVITÀ A PIÙ DIMENSIONI
TUTELARE GLI INTERESSI NAZIONALI

I NUOVI TREND DELL'INDUSTRIA ALIMENTARE
MADE IN ITALY VUOL DIRE FIDUCIA

LA COMPETITIVITÀ A PIÙ DIMENSIONI
TUTELARE GLI INTERESSI NAZIONALI
La vera sfida europea è rilanciare la strategia di Lisbona

Gian Marco Moratti
Vice Presidente Confindustria per l’Europa

Confindustria e le imprese osservano costantemente i mutamenti nel sistema delle relazioni internazionali e la definizione dei nuovi assetti geoeconomici. In quest'ambito, è necessario identificare gli scenari strategici e tutelare gli interessi economici nazionali. Per rilanciare la competitività delle imprese, l'Italia deve qualificare la propria politica estera economica e non vi è dubbio che la prima sede in cui spetta farlo è l'Europa. La sfida a cui sono chiamati tutti gli Stati membri, non solo l'Italia, è il rilancio della strategia di Lisbona. L'Europa sta vivendo una prolungata fase di stagnazione della produzione industriale e un indebolimento della propria capacità competitiva. I bassi tassi di occupazione e di produttività, insieme a un insufficiente livello di innovazione tecnologica, limitano la crescita dell'Unione. L'innovazione, la ricerca, lo sviluppo tecnologico e il capitale umano sono le chiavi di accesso alla crescita economica e alla competitività. Aumentare le risorse finanziarie destinate a questi settori, migliorare la tutela della proprietà intellettuale attraverso il brevetto comunitario, incoraggiare l'istituzione di partenariati di ricerca tra università e imprese, migliorare la mobilità dei ricercatori, facilitare l'accesso delle imprese ai finanziamenti del VI e, successivamente, del VII programma quadro di R&S sono alcune delle priorità sulle quali concentrare gli sforzi. Lo sviluppo dell'economia della conoscenza passa attraverso la promozione di una politica efficace in materia di innovazione. Ma non solo. Lo sforzo d'investimento nel capitale umano è cruciale nell'attuale contesto d'invecchiamento rapido, e presto di diminuzione, della popolazione attiva. É necessario sostenere e promuovere gli investimenti nello sviluppo delle competenze, il riconoscimento delle qualifiche da un paese all'altro, la definizione di strategie incentrate sulla formazione continua e su programmi volti all'apprendimento delle lingue straniere e dell'utilizzo delle tecnologie dell'informazione. Questi fattori sono fondamentali per la promozione dello spirito imprenditoriale e per la competitività. Gli interventi futuri dovranno articolarsi attorno a una nuova e più moderna visione del modello sociale europeo, adattandolo alle esigenze di una realtà in continua evoluzione. Le sfide legate ai cambiamenti che stiamo vivendo rendono necessarie regole semplici, forme di governance efficaci e meccanismi decisionali trasparenti. Il miglioramento del quadro normativo deve volgere a limitare gli obblighi burocratici per le imprese. Norme più chiare, semplici e stabili garantiscono la certezza necessaria alla creazione di un ambiente favorevole all'attività imprenditoriale. La semplificazione legislativa non deve essere vista come una mera riduzione del volume, ma come un approccio volto alla qualità. L'analisi di ogni atto legislativo, soprattutto quelli che interessano l'industria, dovrebbe prevedere un'analisi di impatto condotta fin dalle prime fasi della proposta e durante tutto il suo iter, al fine di valutare i costi amministrativi, gli effetti primari di breve termine e quelli di più lungo termine, sui principali fattori della competitività generale. Infrastrutture adeguate, complete e interoperabili costituiscono un'altra componente indispensabile per poter cogliere e godere appieno dei vantaggi di un mercato integrato e più competitivo. É essenziale aumentare gli investimenti nei progetti infrastrutturali TEN e procedere a una loro rapida realizzazione, assicurando una rete di trasporto efficiente. Un mercato finanziario ben funzionante, inoltre, è un fattore fondamentale nella vita e nella crescita di un'impresa. Gli imprenditori dovrebbero essere sostenuti nell'innovare e internazionalizzare le loro attività. In particolare, devono essere perseguite con maggiore determinazione azioni per migliorare l'accesso al finanziamento. Per tale ragione, occorre lavorare per la creazione, al più presto, di un mercato europeo dei capitali attraverso la completa attuazione del piano d'azione sui servizi finanziari entro il 2005 e l'introduzione di un sistema trasparente di informazione finanziaria. Queste le azioni suggerite dall'industria italiana per il rafforzamento della competitività europea nel mercato interno. Accanto a esse, Confindustria guarda da tempo alla politica commerciale e alla regolamentazione dei flussi commerciali a livello globale come alla "dimensione esterna" della competitività. Stiamo affrontando una pluralità di problemi, quali la violazione dei diritti di proprietà industriale e intellettuale, la frode, la pirateria e la contraffazione, da un lato e dall'altro, la revisione delle regole di origine non preferenziale, l'etichettatura d'origine obbligatoria delle merci importate nella UE (il cosiddetto "Made in") e gli strumenti comunitari per tutelare le nostre produzioni da importazioni a basso costo dove pratiche illecite o sleali forniscono a già formidabili concorrenti, come la Cina, ulteriori vantaggi a scapito dei nostri produttori. Il sistema industriale nazionale sta fronteggiando una doppia sfida competitiva: da un lato, gli Stati Uniti e il Giappone ci surclassano sul fronte della produttività per addetto con un divario di circa il 30%; dall'altro, la Cina e le altre economie emergenti ci infliggono bassi costi di produzione e adottano, sovente, pratiche commerciali illecite, come la contraffazione, il dumping sociale e ambientale. É su quest'ultimo fronte, soprattutto, che dobbiamo rilanciare con forza il ruolo delle produzioni nazionali. Dal 1° gennaio 2005 è terminata l'efficacia dell'accordo WTO tessile e, contestualmente, sono cadute le quote di importazione sulle calzature e su altri prodotti originari dalla Cina fino ad oggi soggetti a contingentamento. A fronte dell'"invasione" di prodotti a basso costo provenienti dalle economie emergenti, Cina in primis, si profila la necessità di utilizzare più e meglio gli strumenti UE a disposizione di imprese, associazioni e governi, per limitare la concorrenza sleale. L'introduzione di un'etichetta di origine obbligatoria per i prodotti in ingresso nell'UE, nell'ottica anche di una maggiore informazione al consumatore, ha un rilievo prioritario per Confindustria che, in stretta collaborazione con il Governo, si è attivata sin dal semestre di presidenza italiana per giungere all'introduzione di un regolamento comunitario in tal senso. L'indicazione della denominazione di origine dei prodotti in ingresso nell'Unione Europea costituisce senz'altro un'iniziativa di trasparenza per il mercato a vantaggio sia dei produttori comunitari sia degli utilizzatori. Il valore aggiunto della marcatura obbligatoria dei prodotti importati per le società europee consisterebbe nella possibilità di distinguere i loro prodotti da quelli importati. A trarne beneficio sarebbero sia l'informazione destinata ai consumatori, sia la sicurezza dei luoghi di lavoro, grazie all'aumentata consapevolezza circa l'origine dei beni finali e intermedi importati. Sebbene non decisivo, l'obbligo metterebbe un freno a contraffazioni e concorrenza sleale. La reale efficacia delle norme "anti-contraffazione" risulterebbe integrata da una normativa europea che renderebbe obbligatorio il marchio d'origine per i prodotti importati. La priorità nell'immediato è giungere in tempi brevi alla definizione di una norma che tuteli il più possibile le imprese nazionali e contribuisca al mantenimento della base industriale e occupazionale in Europa. Un obiettivo, più ambizioso e lungimirante, è avviare un dibattito europeo sulla necessità di riformare il sistema delle regole di origine non preferenziale, oggi fondate su un'ottica puramente "doganale", per giungere a delle regole di origine "commerciale". La ratio è che tali regole, aventi come obiettivo il funzionamento del mercato interno, non si prestano più a disciplinare un mercato di dimensioni globali dove la diffusione su scala planetaria della localizzazione dei processi produttivi in aree ad alto vantaggio comparato appare conciliabile con la tutela del brand nazionale, posto che elementi inerenti al design, alla creatività, alla funzionalità e alle altre componenti legate al Made in Italy vengano opportunamente considerate. Dopo le dichiarazioni sulla stampa italiana del Commissario al Commercio estero della UE, Mandelson, che si è espresso a favore della nostra richiesta, abbiamo una ragione in più per guardare con ottimismo al prosieguo del negoziato.

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