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Le prioritÀ del Paese
secondo Confindustria
Il decalogo degli industriali
per il rilancio economico dell’Italia
«Fuori dei partiti ma dentro la politica». Così con questa chiave di lettura, quaranta giorni prime delle elezioni, il presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo ha presentato a Milano, nella sede di Assolombarda, un documento contenente dieci priorità per il prossimo governo che hanno come fine ultimo la crescita economica del Paese indicata come «vero bene comune».
Quelle di Confindustria non sono certo prese di posizione, quanto piuttosto proposte bipartisan, che non hanno colore politico e che somigliano a una sorta di wishlist che ci si augura diventino presto scelte. In cima alla lizza di quello che è stato definito il decalogo di Confindustria ci sono “Governabilità, riforme, liberalizzazioni e privatizzazioni”.
Si chiedono riforme istituzionali, una nuova legge elettorale, un federalismo fiscale, la privatizzazione del patrimonio immobiliare degli enti locali, liberalizzazioni e privatizzazioni a livello nazionale e localee nei servizi pubblici locali, l'abolizione progressiva delle Province, meno regole, tasse e soprattutto meno Stato in economia.
Al secondo posto del decalogo degli industriali compare il “Risanamento dei conti pubblici”. Confindustria fissa al 2010 il traguardo di pareggio del bilancio pubblico. Si chiede di aumentare dal 2,5% al 3,5% la spesa pubblica per investimenti e ridurre dal 39,6% al 37% del prodotto interno lordo la spesa corrente primaria.
Servono, secondo gli industriali, misure drastiche e importanti, se occorre anche “scelte impopolari” come tagli inconsistenti e strutturali alla spesa pubblica. Questi obiettivi indicati da Montezemolo sono e saranno irrealizzabili se non si mette mano alla correzione della seconda parte della Costituzione, superando il bicameralismo perfetto e dando vita a una «nuova legge elettorale che consenta di scegliere chi mandare in Parlamento». Anche perché «con questo sistema elettorale chi vince non è in condizione di governare il tempo necessario a fare riforme».
Proseguendo, il terzo punto è rappresentato dalla riduzione delle imposte: Confindustria chiede che l'Ires venga ridotto di 3,5 punti e l’addizionale Irap totalmente abolita, che la pressione fiscale complessiva dal 43,3% del 2007 arrivi al 42% nel 2010, e, infine, che il cuneo fiscale scenda di 5 punti.
In ambito fiscale per gli imprenditori la strategia giusta da adottare passa per una massiccia e costante lotta all’evasione.
«Dalla lotta all'evasione - dichiara Montezemolo - possono venire le risorse necessarie a ridurre le aliquote. Una lotta all'evasione che va condotta in modo efficace ed efficiente, senza inutile accanimento verso quei contribuenti onesti, cittadini e imprese, che già pagano le tasse e ne pagano molte».
Lavoro, salari e contratti - in una parola la produttività - rappresentano la quarta priorità. Rispetto a questo punto Confindustria esprime parere favorevole riguardo la detassazione dei premi di risultato e degli straordinari, chiede servizi per l'impiego più efficaci, ammortizzatori sociali moderni, per incoraggiare il reddito dei lavoratori nel passaggio da un’occupazione ad un’altra, il potenziamento della formazione continua, la valorizzazione dell'apprendistato, la semplificazione delle regole del processo del lavoro e la revisione di un sistema di quote per lavoratori stranieri che favorisca l'ingresso di personale qualificato e specializzato. Un posto di rilievo è poi occupato dalla semplificazione della macchina burocratica, vero impedimento all’attrazione degli investimenti nel nostro Paese.
Ancora, la sesta priorità è data da “energia e ambiente”, che nei fatti equivale a razionalizzare il mix delle fonti, investire sul nucleare di nuova generazione per raggiungere obiettivi di reale efficienza energetica. Montezemolo a questo proposito ha rimarcato ancora una volta «l'abnorme dipendenza dell'Italia dal petrolio: con il greggio sopra i 90 dollari il barile, la crescita del Paese sarà vicina allo zero».
Altra nota dolente del nostro Paese su cui Confindustria chiede che rimanga alta l’attenzione è quella costituita dalle “infrastrutture”, alcune da realizzare per intero, molte altre da portare a compimento (Torino-Lione e Corridoio 5, Brennero, Pedemontana, Brebemi, autostrade e corridoi ferroviari nel Mezzogiorno).
Confindustria sottolinea - a questo proposito - come una dotazione infrastrutturale efficiente sia il prerequisito imprescindibile senza il quale nessun rilancio del turismo nel nostro Paese potrà mai divenire concreto.
All’ottavo posto compaiono le voci relative a “istruzione e università”: è urgente - secondo gli industriali - sostenere una sana competizione fra le scuole per rendere l’offerta formativa migliore e introdurre finalmente nel nostro sistema scolastico la nozione imprescindibile di merito, sia tra gli studenti, sia tra gli insegnanti, destinando un aumento sostanziale (fino al 30%) ai fondi pubblici attribuiti all'università in forma concorrenziale. Sullo stesso filone, al nono posto c’è spazio per due ambiti fondamentali per la crescita del Paese, “ricerca e innovazione”: Confindustria chiede di elevare al 2% del prodotto interno lordo gli investimenti in ricerca entro il 2011 (attualmente sono intorno all'1,1%), portando al 20% il credito di imposta per la ricerca fatta in azienda.
Infine, a chiudere il decalogo per la politica, compaiono gli interventi da attuare per il Mezzogiorno, rispetto al quale si domanda “un’attenzione nuova”.
Nei fatti si chiedono interventi concreti come il rendere operativi al più presto credito di imposta e bonus occupazione previsti dalla legge finanziaria 2008, la riduzione da 24 a 6 mesi per le procedure dei contratti di programma e localizzazione, la diminuzione dei ritardi nei pagamenti per la fornitura di beni e servizi alla pubblica amministrazione che arrivano anche ai 400 giorni, contro una media di 30 nel resto del Paese.
Il traguardo cui si dovrebbe tendere resta lo stesso di sempre: ridurre fortemente e, si spera, in maniera definitiva, il gap tra Nord e Sud del Paese, portando il prodotto interno lordo per abitante del Mezzogiorno più vicino al valore di quello del Nord.
Su tutti una esigenza su cui mai far calare il sipario: la lotta alla criminalità e al racket che in molte regioni del meridione pesa per circa l'1% sul prodotto interno lordo.
«Tutte queste azioni - ha concluso il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo che a maggio lascerà l’incarico a Emma Marcegaglia - non hanno colore politico, non sono né di destra né di sinistra. Il vero traguardo è la crescita economica perchè crea ricchezza nell'interesse e a beneficio di tutti».
All’indomani delle elezioni, quante di queste proposte passeranno dalle parole ai fatti sarà solo il tempo e il buon governo a dirlo. |