TRIPLE BOTTOM LINE APPROaCH
E NUOVI PARADIGMI ETICO-SOCIALI
Roveda: «La crescita di consapevolezza
È la chiave per il cambiamento»
TRIPLE BOTTOM LINE APPROaCH
E NUOVI PARADIGMI ETICO-SOCIALI
Verso l’impresa etica, ecosostenibile ed equosolidale
Marco Marinaro
Avvocato - Esperto in CSR
info@studiolegalemarinaro.it
Nel 2001 il Libro verde della Commissione Europea ha definito la CSR (Corporate Social Responsibility) «l'integrazione, da parte delle imprese, delle preoccupazioni sociali ed ecologiche nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate». Emerge da questa definizione l'idea di un approccio complesso al tema della CSR che ben descrive l'evoluzione dell'impresa da attore economico ad istituzione sociale. L'obiettivo principale dell'attività d'impresa (il profitto) non può più essere disgiunto da una attenzione ai temi sociali ed ambientali. Questo percorso si lega quindi strettamente al concetto di “sviluppo sostenibile” che nasce nel 1987 quando la WCED (World Commission on Environment and Development) istituita dall'Assemblea Generale dell'ONU, pubblica il Rapporto Brundtland, che contiene i risultati della commissione di studio presieduta da Gro Harlem Brundtland, primo ministro della Norvegia. In questo documento, pubblicato con il titolo di “Our Common Future”, viene proposto il concetto di “sviluppo sostenibile” come fondamento della politica economica mondiale per i decenni futuri. Secondo tale Rapporto lo sviluppo economico è sostenibile se soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere quelli delle generazioni future. Questo concetto sul finire degli anni Ottanta si afferma sempre più sino a divenire il principio guida per lo sviluppo sociale al UN Earth Summit di Rio de Janeiro del 1992 e poi alla metà degli anni '90 quale “business concept”. Ed infatti nel 1997 John Elkington (nel libro “Cannibals with Forks: The Triple Bottom Line of 21th Century Business”) mette a punto il cosiddetto Triple Bottom Line Approach che costituisce la perfetta sintesi per la valutazione delle performance d'impresa tenuto conto dei parametri economici, sociali e ambientali. Secondo Elkington «fare business nel 21° secolo, nel nuovo millennio, significherà operare in un nuovo mondo, nel vero senso della parola». Così appare evidente come la TBL si coniuga con il concetto di corporate sustainability, un modello di corporate governance tracciato per ottimizzare sistematicamente l'operato delle imprese rendendo strategico l'impegno al raggiungimento degli obiettivi economici, ambientali e sociali. La sfida della “sostenibilità” è ormai una realtà per le imprese che la accolgono in maniera o reattiva (responsive approach, che percepisce cioè i temi legati alla sostenibilità come un rischio cui reagire per evitare danni alla reputazione o perdita di opportunità di mercato) o strategica (proactive-strategic approach, prevedendo una integrazione della CSR nelle strategie, percependo la sostenibilità come una opportunità). Le tre parole chiave della TBL divengono così “People, Planet, Profit” (3P) ormai riconosciute dalla corporate community internazionale per indicare una metodologia di approccio integrato che rendiconta le prestazioni aziendali sotto tre profili: prosperità economica, qualità ambientale, equità sociale. Ed infatti, secondo le indicazioni del Global Reporting Initiative, le performance dell'impresa, ma anche gli investimenti di qualità “sociale”, devono essere rendicontati in un bilancio di tipo “triple bottom line”. L'obiettivo della GRI è, infatti, quello di sviluppare linee guida comuni, applicabili a livello internazionale, al fine di rendere la rendicontazione della performance ambientale e sociale delle imprese rigorosa, confrontabile e verificabile al pari dei rendiconti economici e finanziari. Pubblicate in via provvisoria nel marzo 1999 e poi, nella versione definitiva, nel giugno del 2000, le “Sustainability Reporting Guidelines” per la performance Economica, Ambientale e Sociale dell’impresa garantiscono un approccio integrato fra le tre dimensioni dell’attività imprenditoriale. La crescita aziendale attuata in una logica integrata del profitto viene quindi sempre più correlata ai percorsi di responsabilità sociale. L’impresa etica, ecosostenibile ed equosolidale (3E) diviene il nuovo paradigma per l’economia del XXI secolo.
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