di Raffaella VENERANDO
L'intervento - L’Italia puÒ e deve crescere di piÙ - di Carlo Cicala
L'intervento -LO SVILUPPO IN TREDICI PUNTI - di Agostino Gallozzi
L'intervento -Il coraggio di scelte impopolari - di Giovanni Lettieri
L'intervENTO - PiÙ valore
al manifatturiero - di Silvio Sarno
L'intervista -La via per la modernitÀ - di MACCAURo
LO SVILUPPO IN TREDICI PUNTI
Agostino GALLOZZI
Presidente Confindustria Salerno
Nell’imminenza del voto politico del 13 e 14 aprile prossimi Confindustria Salerno ha inteso sottoporre all’attenzione dei candidati alla Camera e al Senato in rappresentanza del nostro territorio alcune riflessioni, auspicando che possano avere un riscontro positivo sul piano del futuro impegno parlamentare.
Non si tratta di una piattaforma programmatica - che, del resto, sarebbe impropria o, comunque, non del tutto consona al ruolo associativo - ma dell’indicazione di alcune priorità che si ritengono fondamentali per il rilancio economico e produttivo della provincia di Salerno, del Mezzogiorno e del Paese nel suo complesso. Esiste un grave problema legato al potere di acquisto reale dei salari. É questo un nodo strategico: se non si garantiscono retribuzioni nette adeguate al “carovita” - ed in questo momento le aziende non possono farlo perché impegnate a contenere i costi di produzione per mantenere la competitività - sono in seria discussione la capacità di coesione sociale e la stessa spinta propulsiva dell’apparato produttivo. É un cane che si morde la coda: stipendi troppo bassi; scarsa motivazione alla produttività; minimo appeal competitivo sui mercati nazionali ed esteri; riduzione dei consumi; “ingrigimento” della vita del Paese; crescente pessimismo rispetto alla capacità di affrontare il futuro. É evidente, quindi, che è necessario intervenire sul piano del carico fiscale che grava sulle aziende e sui lavoratori dipendenti. É urgente rimettere in circolo maggiori risorse a disposizione dei consumi familiari, oltre che ovviamente della crescita economica e sociale del Paese. Ma per conseguire questo obiettivo occorre tagliare in modo assolutamente significativo, con scelte strutturali forti ed importanti, le spese della elefantiaca ed inefficiente macchina pubblica. Non si possono reperire ulteriori risorse semplicemente inasprendo la pressione fiscale: il Paese, le famiglie, le imprese ne resterebbero definitivamente soffocati. Su questo tema però, al di là di generiche indicazioni programmatiche, non sembrano esserci proposte concrete sul cosa, come, quando, quanto tagliare!
Il presupposto di fondo dal quale prendono spunto queste riflessioni è individuabile nella centralità dell’industria manifatturiera, compatibile con il territorio, in grado di stimolare un significativo indotto.
In una provincia ed in una regione come le nostre - ma anche in un Paese come l’Italia - credere che la produzione di ricchezza sia delegabile ai servizi ed al turismo (che restano - sia ben chiaro - anelli fondamentali della catena dello sviluppo economico) è un errore che purtroppo è stato reiteratamente commesso. É, quindi, indispensabile recuperare la consapevolezza che senza industria in senso stretto non si “costruisce” un prodotto interno lordo adeguato alla domanda di occupazione e di crescita socio-economica. E, nello stesso tempo, è fondamentale valorizzare la “centralità dell’impresa” come “motore” dello sviluppo. Senza imprese non c’è progresso. Senza imprese non c’è lavoro.
In estrema sintesi è opportuno avviare un confronto operativo su tredici punti fondamentali dai quali dipende lo sviluppo del Paese: sicurezza sul lavoro; semplificazione amministrativa; infrastrutture; ricerca ed innovazione; scuola e formazione; energia; ciclo integrato dei rifiuti; termovalorizzatori; ordine pubblico e legalità; incentivi e fiscalità compensativa; fondi strutturali; sanità; turismo e cultura. Auspico che su questi punti programmatici si possa sviluppare un dialogo operativo, non demagogico o strumentale, mantenendo in evidenza il principio ispiratore dell’azione responsabile e politicamente alta della classe dirigente del nostro territorio: l’obiettivo di noi tutti deve essere il bene comune. Senza questa “bussola etica” non siamo in condizione di guardare al futuro con la forza delle idee e con la responsabilità che ci deriva dal consegnare ai nostri figli una realtà migliore di quella che abbiamo ereditato. |