Farina: «É ora di rimboccarsi le maniche»
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di Giusy De Simone
Farina: «É ora di rimboccarsi le maniche»
Per il presidente della Camera di Commercio il tempo dello studio è finito,
ora bisogna agire e con speditezza. Partendo, magari, dal turismo

É da circa sei mesi che Mario Farina è alla guida della Camera di Commercio di Caserta; un lasso di tempo, che lo stesso presidente definisce «utile, se non indispensabile» per capire e conoscere a fondo la complessa macchina dell’ente camerale. Non è infatti uno scherzo, tra gli altri impegni istituzionali, governare una realtà che raccoglie oltre 90mila imprese. Ma il tempo dello studio - è lo stesso Farina ad affermarlo - è esaurito. «Anche perché - avverte - la crisi economica, che stiamo vivendo, ci impone di agire e di farlo con speditezza».
Occorre, dunque, passare all’azione con progetti, programmi e scelte operative, che aiutino a rilanciare l’economia della provincia.
In questa ottica, è opportuno segnalare che abbiamo provveduto a costituire le commissioni indispensabili per l’azione di programma dell’ente camerale. Sono sei e si occuperanno di internazionalizzazione, credito, turismo, infrastrutture, agricoltura, progetti speciali.
Bene: da dove si comincia?
Di certo, il primo campo d’azione deve essere il comparto turistico. Terra di Lavoro costituisce un’eccezionale risorsa da questo punto di vista. Il suo territorio annovera, come pochi, una straordinaria varietà di risorse culturali, architettoniche, archeologiche, monumentali, naturalistiche ed eno-gastronomiche. Con queste potenzialità, tuttavia, riusciamo a raccogliere percentuali a dir poco modeste delle presenze turistiche regionali: secondo gli ultimi rilievi statistici, solo un misero 16% del totale di visitatori della Campania.

Per quali motivi si registra una presenza così esigua?
Le ragioni del disastro le conosciamo, a cominciare da quelle oggettive. Mi limito a citarne una: la grande forza attrattiva esercitata dalle vicine località costiere. Vanno poi ricordate quelle di ordine logistico, che consistono in una generale carenza di servizi turistici anche se - è giusto ricordarlo - qualche progresso si è registrato grazie all’impegno della Regione e degli enti locali e strumentali con i fondi strutturali europei e gli strumenti attuativi ad essi collegati come i Progetti integrati territoriali.
In una situazione già così storicamente debole, il colpo inferto dai rifiuti è di quelli mortali, evidentemente.
Per comprendere la portata del disastro, basti sottolineare ciò che sta verificandosi nei settori della ricezione alberghiera e della ristorazione: fioccano disdette e cancellazioni. E non c’è all’orizzonte un segnale che lasci pensare ad una inversione di tendenza. La buona stagione è tra l’altro alle porte e c’è da tremare al solo pensiero di quello che potrebbe accadere dal punto di vista sanitario se non ci fosse un miglioramento, tanto tempestivo quanto radicale, della situazione. Le ultime dichiarazioni del commissario straordinario, tuttavia, lasciano intravedere concreti spiragli. Se siamo sulla strada giusta, del resto, lo scopriremo presto.
Va da sé che non si può restare con le mani in mano, sia pure nei limiti delle competenze istituzionali di cui ciascuno è titolare.
Occorre agire con decisione, fermezza e, soprattutto, sano realismo. Un dato è certo: le strade delle nostre comunità vanno liberate dall’assedio dei sacchetti. Se non si ottiene questo, bisogna essere illusi e, per giunta ottusi, per sperare in una ripresa.
Ma siamo sicuri che sia questa la condizione necessaria e sufficiente? Eliminata l’emergenza, è da ingenui immaginare che il sistema turistico locale riprenda a viaggiare da solo senza gli opportuni input.
Nell’attesa che si realizzi lo sgombero, è bene approfondire la riflessione sulle ragioni per le quali Caserta e la sua provincia siano praticamente estranei ai circuiti internazionali dei tour operator. E allora viene fuori che non solo lo scarso livello di vivibilità acuitosi con la crisi immondizia ma anche la spietata competizione, che a livello globale le nuove mete muovono alle destinazioni classiche, impediscono sempre di più alla nostra provincia di entrare nel giusto circuito. Insieme con la difficile e lunga strada che deve condurre al recupero di competitività, si possono mettere in campo altre strategie mirate. La prima, che mi viene in mente, è quella della fidelizzazione della clientela per quanto ridotta possa essere.
E poi?
Bisogna però decisamente puntare alla ricerca diretta di nuovi segmenti di clientela, in maniera particolare nei mercati emergenti. Una politica nuova, insomma, che deve consistere nella conoscenza dei gusti e delle peculiarità dei diversi, potenziali mercati; dei profili di clientela che li caratterizzano. Un quadro così composto, può tradursi in un vantaggio notevole; ci pone – ne sono certo - nelle condizioni di proporre un’offerta in funzione delle moderne esigenze del turista.
Sarà sufficiente?
É chiaro che, più in generale, va elevato il livello, oggi inadeguato, dei servizi, le cui carenze sono certo una causa non secondaria dei motivi che impediscono il decollo del turismo. Bisogna mettere mano alla mobilità e alla comunicazione. Abbiamo bisogno dell’aeroporto, che non sia la seconda pista di Capodichino. C’è necessità di ammodernare e razionalizzare la rete viaria e ferroviaria. Ma avvertiamo anche l’esigenza di nuove e aggiornate professionalità che sappiano essere all’altezza della situazione nel rapporto col turista. Il sistema turistico del Sud (e quello casertano non fa eccezione) può contare solo su pochi laureati. Questi ultimi sono solo il 5%. É davvero poco. Allo stesso tempo, è tenuto ad affrontare l’esigenza di migliorare la preparazione professionale dei propri diplomati per non perdere prima e guadagnare poi competitività sul mercato internazionale. In questa ottica, si impone una politica comune d’intesa con le agenzie formative; in primo luogo, naturalmente, la Scuola e l’Università.
Lei è stato alla Bit di Milano con altri autorevoli esponenti delle istituzioni casertane. C’è da immaginare che l’occasione sia stata colta, tra un incontro e l’altro, per individuare un percorso comune con cui affrontare i problemi del comparto.
Certo che l’abbiamo sfruttata la circostanza. Dal confronto in quella sede abbiamo maturato la volontà di costituire un tavolo di lavoro intorno al quale raccogliere tutti i soggetti, che, in ragione delle proprie responsabilità sia pubbliche sia private, siano in grado di segnare una svolta.
In che modo?
Scrivendo non un libro dei sogni ma un piano delle cose possibili, concrete, che tengano conto in primo luogo delle potenzialità del territorio, delle risorse disponibili. É con questo spirito che ci accingiamo a rimboccarci le maniche per raccogliere una sfida che non consente altri ritardi, ulteriori errori. Ne dobbiamo essere tutti consapevoli. |