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  Dicembre 2012

Articoli n° 03
APRILE 2008
 


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Tunisia-Italia, dialogo amico

di Ely Szajkowicz, Responsabile Comunicazione Assafrica & Mediterraneo
news@assafrica.it


I due Paesi possono contribuire efficacemente all’edificazione di un ponte tra Nord e Sud
a favore dell’integrazione di tutta la regione mediterranea

É la Tunisia il primo Paese sud mediterraneo che dal 1° gennaio scorso entra a far parte della Zona di libero di scambio euromediterranea, dopo essere stato il primo Paese a firmare l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea nel 1996. Tale ingresso rappresenta al tempo stesso la conferma delle potenzialità di sviluppo endogeno derivanti dallo spazio euromediterraneo ma anche l’irreversibilità di un processo economico che, sia pure con ritardi, è vitale e apre spazi di business rilevanti per le imprese italiane. L'Accordo stabiliva che i prodotti industriali originati in Tunisia potessero essere esportati verso l'UE in franchigia dei diritti di dogana e delle tasse di effetto equivalente, mentre l’importazione dei prodotti industriali originati nei Paesi UE in Tunisia potesse effettuarsi col beneficio di uno smantellamento dei diritti di dogana e delle tasse equivalenti, attuato entro il 2007 secondo uno schema di progressione temporale prestabilita, diviso per prodotti.
L'Accordo di Associazione con l'Unione Europea ha avuto un impatto positivo sull'economia tunisina stimolandone crescita, politiche di modernizzazione del Paese, progetti di grandi infrastrutture, previsti dal Governo tunisino nell’XI Piano di Sviluppo, e sta attivando anche cospicui flussi di denaro provenienti dai Paesi del Golfo.
Energia, ambiente, turismo, infrastrutture e trasporti sono i settori di maggiore interesse per le imprese italiane. Ma dalla Tunisia come viene valutata la data del 1° gennaio 2008? L’Ambasciatore di Tunisia in Italia S.E. Montasser Ouaili ha espresso per CostoZero - come riportiamo di seguito - alcune considerazioni in materia.

Se il 1° gennaio 2008 ha rappresentato nel mondo intero l’inizio di un nuovo anno, per la Tunisia ha rappresentato un particolare inizio: quello dell’entrata in vigore della zona di libero scambio con l’Unione Europea. Questa entrata, la prima per un paese della riva meridionale del Mediterraneo ha rivelato, in effetti, un percorso senza interruzioni di una Tunisia che si trasforma continuamente in modello per altri paesi emergenti, suscitando l’interesse degli esperti e delle diverse istituzioni internazionali che hanno ripetutamente plaudito all’adeguatezza delle sue scelte nel corso degli ultimi due decenni. Ciò è confermato dal prestigioso rapporto mondiale sulla competitività del Forum di Davos 2007-2008, che ha posto la Tunisia al 32° posto della classifica mondiale davanti a tutti gli altri paesi africani e magrebini. Il successo della Tunisia nel compiere la sua integrazione economica in questo spazio economico regionale, fin dall’entrata in vigore dell’Accordo di Partenariato del 1995 scaturisce, oltre che dallo smantellamento progressivo dei dazi doganali, da un processo assiduo di modernizzazione e di adeguamento per arrivare, dopo 12 anni e secondo il calendario prefissato, alla libera entrata dei prodotti industriali europei, nel mercato tunisino. Tuttavia tutto questo, bisogna riconoscerlo, è stato possibile grazie all’instancabile e permanente impegno del Presidente della Repubblica, Zine El Abidine Ben Ali che, fin dal Cambiamento del 7 Novembre 1987, ha intrapreso riforme di avanguardia nel settore politico, economico e sociale. Pertanto e nell’ambito di un approccio di sviluppo globale, complementare e progressivo, il Presidente ha raccolto la sfida di instaurare un progetto di società irreversibilmente impegnata nella modernità, salvaguardando tuttavia la sua autentica identità. Grazie a questa pertinente visione, la Tunisia ha potuto in effetti attuare uno spazio favorevole all’investimento estero che fornisca, oltre ad un ambito competitivo a tutti i livelli, tutte le garanzie di stabilità politica e di pace sociale, offrendo così tutte le possibilità di successo alle imprese in cerca, certamente di trionfo economico e commerciale, ma anche di garanzie di sicurezza, di integrità e di pienezza culturale. Inoltre la performance della Tunisia, che ha visto quadruplicare le sue esportazioni verso l’UE passando da 4.000 a 15.000 MDT e moltiplicarsi per oltre 7 il volume degli investimenti diretti esteri durante il periodo 1995-2007 è - vale la pena sottolinearlo - il frutto della dinamica instauratasi nel corso degli ultimi due decenni, grazie ai rapporti di amicizia e cooperazione tra la Tunisia e i diversi paesi partners della riva settentrionale del Mediterraneo ed in particolare con l’Italia.
In effetti le relazioni tra la Tunisia e l’Italia, paesi vicini e amici da sempre e che posso qualificare esemplari, hanno conosciuto un notevole slancio, in particolare dopo la visita del Presidente della Repubblica Zine El Abidine Ben Ali a Roma nel maggio 2004, visita che ha coinciso con l’entrata in vigore del Trattato di Amicizia, di Buon Vicinato e di Cooperazione, firmato tra le due nazioni.
Oggi l’Italia è il nostro secondo partner commerciale con un volume di scambi commerciali pari a 9.229,3 MDT per il 2007, vale a dire un aumento del 30,6% rispetto al 2006. L’Italia è inoltre il primo paese investitore in Tunisia, nel settore degli idrocarburi, ed il secondo investitore negli altri settori con, in totale, 650 imprese italiane e un volume di investimento globale pari a 1.079,7 MDT per 51.000 posti di lavoro. Pertanto, e alla luce della mutazione cruciale che attraversa attualmente il mondo per via della globalizzazione dei mercati nell’emergenza delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni che faranno sparire progressivamente le frontiere e consolideranno il libero scambio e la libertà di circolazione, l’entrata della Tunisia nella zona di libero scambio con l’Unione Europea ed il comune destino della Tunisia e dell’Italia possono contribuire efficacemente all’edificazione di un ponte tra Nord e Sud, un ponte a favore dell’integrazione di tutta la regione mediterranea, della soppressione delle disparità e delle differenze di sviluppo e dell’instaurarsi di uno spazio di pace, di stabilità e di prosperità condivisa, sulla base dei valori della tolleranza, dell’apertura e della solidarietà, quali vettori di avvicinamento dei popoli e del dialogo delle civiltà.

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