Nella commedia dark scritta e diretta da Richard Shepard “The Matador”, Julian Noble (Pierce Brosnan) è un assassino - per usare parole sue “un agevolatore di fatalità” - molto bravo in quello che fa. Si trova a Città del Messico per un “ingaggio”, la sua specialità. Sfortunatamente per lui, è arrivato ad un punto della vita in cui il mestiere di killer comincia ad ucciderlo dentro.
Danny Wright (Greg Kinnear) è anch’egli a Città del Messico per lavoro, decisamente un altro tipo di lavoro. Danny vive a Denver con la moglie Bean (Hope Davis), e sebbene attraversino un difficile momento finanziario, c’è ancora una grossa attrazione tra di loro, a dispetto di dieci anni di matrimonio. Danny è a Città del Messico per un’opportunità di lavoro che potrebbe risollevare la sua posizione economica o trascinarlo in un baratro di debiti ed insicurezza. Una notte, nel bar dell’albergo, i due uomini si incontrano e questo incontro diventa un’esperienza unica che cambierà le loro vite per sempre. Julian il killer e Danny il classico uomo d’affari americano che non hanno niente in comune, avranno poi bisogno l’uno dell’altro in un modo che non avrebbero mai supposto. Attraverso quattro nazioni, sei mesi e molti margaritas, “The Matador” rivoluziona il cliché del solito film sui killer, creando una storia e personaggi divertenti, particolari, emotivamente complessi e sorprendentemente pieni di sentimento.
Quella di Pierce Brosnan è una parte coraggiosa, molto originale, e un divertente e inaspettato cambio di rotta è stato effettuato anche da Greg Kinnear. Sicuramente una delle pellicole più sorprendenti e meno conosciute della stagione cinematografica dell’anno passato.
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