di Giuseppe Fatati,
Presidente dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI)
La terapia medico nutrizionale
nel paziente diabetico
Introduzione
Nel 1797 fu pubblicato a Londra il volume “An account of two cases of diabetes mellitus” scritto da John Rollo, medico scozzese della Marina Britannica. Rollo ebbe il merito di sottolineare la natura metabolica della malattia e la necessità che fosse trattata in maniera rigorosa con la dieta; il libro divenne immediatamente un best seller. Il primo dei due pazienti fu il capitano Meredith, obeso e diabetico, non insulinodipendente cui prescrisse: «La dieta sarà soprattutto a base di alimenti di origine animale, regolarmente distribuiti lungo la giornata. A colazione: un litro e mezzo di latte mescolato con mezzo litro di acqua di calce; pane e burro. A pranzo: budini di sangue e grasso, uso moderato di carni frollate e del grasso di maiale, difficile da digerire. A cena: sono permessi gli stessi alimenti leciti a pranzo».
I risultati ottenuti non furono eccezionali, anche se inizialmente vi fu un certo successo sulla glicosuria, ma il medico scozzese attribuì il mancato pieno successo alla inosservanza della dieta da parte del malato e così concludeva: «in entrambi i casi le sregolatezze alimentari hanno fatto riprecipitare la malattia».
Il diabete è una malattia cronica caratterizzata da un’elevata concentrazione di glucosio nel sangue, per carenza o ridotta azione dell’insulina; è la malattia endocrina più diffusa, in Italia la sua prevalenza è di circa il 4-5%, ma supera il 10% nella popolazione oltre i 60 anni. Nei prossimi 15 anni il numero di pazienti diabetici, nel mondo, raddoppierà. Il diabete può essere classificato, grossolanamente, in due forme principali: a) diabete di tipo 1: caratterizzato da assente secrezione di insulina; b) diabete di tipo 2: caratterizzato da alterazioni sia dell’azione (insulino resistenza) che della secrezione insulinica, responsabile del 90% dei casi di diabete. Nel paziente affetto da diabete di tipo 2 in sovrappeso o obeso la riduzione ponderale può, da sola, portare a normoglicemia. Una corretta alimentazione e l’aumento dell’attività fisica sono in grado di ridurre il rischio di insorgenza di diabete del 58% in soggetti predisposti.
La dieta
La dieta deve essere adattabile con facilità alle abitudini di vita del singolo e in grado di prevenire e curare le complicanze acute e croniche. Nei pazienti in sovrappeso un calo ponderale modesto, al di sotto del 10% del peso corporeo, migliora la sensibilità insulinica periferica e riduce la produzione epatica di glucosio. Contemporaneamente si ottiene una riduzione della trigliceridemia e della colesterolemia totale. Il mantenimento del calo ponderale raggiunto rappresenta un obiettivo non secondario al dimagrimento. La quantità di proteine è simile a quella raccomandata per la popolazione generale e può variare tra 0.8-1,2 g/die per Kg di peso ideale, circa il 10-20% dell’energia totale.
É importante porre attenzione ai grassi; i grassi nel sangue sono strettamente collegati all’assunzione: l’apporto totale non dovrebbe superare il 35% dell’energia giornaliera. Il condimento da consigliare è l’olio d’oliva ricco in monoinsaturi ed antiossidanti e ben resistente alle alte temperature. Va incoraggiato il consumo del acidi grassi polinsaturi del tipo omega 3, contenuti principalmente nel pesce (almeno 2-3 porzioni la settimana).
Punto centrale di una corretta alimentazione sono i carboidrati, sostanze di origine vegetale presenti in moltissimi alimenti. L’apporto consigliato varia tra 45% e 60% dell’energia totale. Nella dieta cereali integrali, legumi, vegetali, frutta devono essere sempre presenti. Alimenti contenenti la stessa quantità di carboidrati e di fibre possono avere risposte glicemiche differenti ovvero un Indice Glicemico (IG) diverso.
Non c’è alcun bisogno di consigliare diete con un contenuto molto basso di carboidrati; è invece opportuno valutare bene la quantità, la qualità, l’origine e la distribuzione durante la giornata. L’apporto di fibre dovrebbe essere idealmente di 40 g al giorno. Si può introdurre il quantitativo minimo raccomandato, con un consumo costante di vegetali, frutta ad alto contenuto in fibra, legumi e cereali integrali. Un corretto regime alimentare deve essere sempre associato ad una adeguata attività fisica.
Conclusioni
Una corretta alimentazione è l’unica terapia efficace nel controllo non solo della glicemia, ma anche delle altre alterazioni metaboliche spesso associate al diabete. Questi presupposti ci inducono a cambiare il termine “dieta” con Terapia Medica Nutrizionale che meglio indica il potenziale terapeutico dell’alimentazione.
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