Vince L’universitÀ che si orienta
verso il mondo dell’impresa
L’appello del filosofo della Luiss:
«Ragazzi studiate fuori casa»
Il futuro del Settore Automotive campano
Nel 2008 nuovi investimenti
e sperimentazioni innovative per Irisbus Italia
di Tommaso Mauriello
Il futuro del Settore Automotive campano
Imprenditori e accademici uniti nel ritenere la Regione Campania “grande assente” nella valorizzazione del sistema produttivo del comparto
Il Convegno sul tema dell’innovazione e sviluppo dell’automotive in Campania, svoltosi il 3 marzo scorso presso l’Università di Salerno, ha offerto la possibilità di avviare un confronto propositivo e diretto tra mondo accademico e sistema imprenditoriale.
Un confronto costruttivo che ha generato, in un’unica giornata di lavori, un rilevante valore aggiunto ad una tematica caratterizzata da un visione condivisa: la necessità di valorizzare il sistema produttivo dell’automotive in Campania e nel Mezzogiorno.
Forse non a caso il convegno si è svolto in concomitanza con la riapertura dei cancelli dello stabilimento FIAT di Pomigliano d’Arco, evento che conferma la rilevanza strategica adottata da Fiat Auto in Campania in un’ottica di completo rinnovamento organizzativo e produttivo.
I partecipanti alla tavola rotonda composta da esponenti del mondo accademico, imprenditoriale e sindacale, hanno presentato numeri, statistiche, previsioni ed “umori” a medio termine del settore, ma anche prospettive e soluzioni di sviluppo del comparto caratterizzato oggettivamente da una complessità produttiva, da una forte influenza dei mercati mondiali e da una elevata specializzazione delle maestranze.
Elementi distintivi non solo degli stabilimenti FIAT del Mezzogiorno che qualche ricercatore economico vedrebbe in totale declino, ma anche di una buona parte di un indotto produttivo locale.

Elementi, tuttavia, non sufficienti a innescare determinati processi di innovazione e qualificazione dell’industria automotive e della componentistica che, per sua natura non può considerare il declino quale visione, ma prevedere solo una trasformazione degli aspetti produttivi ed organizzativi. Nonostante i limiti oggettivi che determinano l’andamento dei mercati mondiali, sono state presentate teorie e proposte concrete che tendono a massimizzare lo sforzo di acquisizione di competenze avanzate piuttosto che delle capacità produttive, ovvero a incentivare la costituzione di centri di competenza privati in adiacenza dei principali poli produttivi sulla scorta dell’esperienza maturata in altri contesti quale il centro della meccatronica a Bari.
Molto più empiricamente le proposte degli imprenditori tendono a sfruttare le opportunità che gli stessi contesti mondiali possono offrire quali l’innovazione in campo economico-finanziario, la necessità di individuare ed utilizzare strumenti utili alla capitalizzazione delle imprese e non ultimo il Mercato Alternativo dei Capitali.
É quanto affermato dal Vicepresidente dell’Unione degli Industriali di Napoli, Paolo Scudieri, che ha inoltre ribadito che è il contesto territoriale competitivo un ulteriore discriminante capace di avviare i processi di sviluppo della Grande Impresa e dei relativi comparti indotti.
É nota la capacità di investimento degli imprenditori locali e la vivacità con cui affrontano anche i periodi di recessione mondiale innescando processi quasi invisibili di innovazione di processo.

Le istituzioni sono ormai chiamate da più parti a svolgere il proprio ruolo di propulsore della libera iniziativa. Una visione auspicata dallo stesso mondo accademico che talvolta analizza solo alcuni aspetti dei fenomeni economici e sociali.
Una richiesta più volte formulata dal Presidente di Confindustria Avellino, Silvio Sarno, secondo il quale la creazione di infrastrutture, la presenza di competenze avanzate, e la valorizzazione del capitale umano rappresentano un mix di opportunità che dovrebbe essere coordinato dalle istituzioni.
É necessario favorire un sistema di incentivazione moderno ed automatico con il coinvolgimento di soggetti pubblici e privati che sia capace di stimolare forme aggregative tra imprenditori, università e centri di ricerca generando quel circolo virtuoso per l’attrazione di nuovi investitori.
Infrastrutture a supporto del comparto automotive, ma anche reti e distretti tecnologici capaci di rafforzare le relazioni tra le istituzioni di ricerca e di formazione, pubbliche e private.
I casi di eccellenza, secondo Scudieri, nel settore automotive sono tanti, ma è anche l’indotto della componentistica che deve evolversi per creare un appeal per sé e per il mercato di riferimento utilizzando gli investimenti per la ricerca.
La crescita dell’offerta qualitativa è un obiettivo al quale devono collaborare i territori, non più le singole Istituzioni, coerentemente con le linee di indirizzo strategico formulate all’interno dei piani 2007/2013.
Si commetterebbe un errore se si dovessero concentrare gli sforzi per creare una esclusiva crescita delle imprese automotive in funzione della domanda dei grandi impianti meridionali. La componentistica deve giocare un ruolo autonomo ed è questa una visione condivisa da tutti, accademici, imprenditori e sindacati.
É già successo a Torino ed in Emilia che la componentistica, tra declino e trasformazione, si sia autonomamente proiettata sui mercati mondiali in maniera forte e determinata. Le aggregazioni, la valorizzazione del capitale umano, la ricerca e la formazione (alta formazione) sono state leve che hanno consentito il cambiamento.
Il Presidente Sarno, in conclusione della tavola rotonda, ha ribadito che ogni intervento, compreso il sostegno pubblico, deve trovare convergenze su criteri e modalità operative di attuazione compresi gli aspetti burocratici che oggi rappresentano il più grande limite alla crescita ed allo sviluppo delle attività produttive campane.
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