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  Dicembre 2012

Articoli n° 03
APRILE 2008
 


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CREDITO E FINANZA PIÙ MODERNI
PER UN’INDUSTRIA CHE CAMBIA

di Francesco Bellotti

CREDITO E FINANZA PIÙ MODERNI
PER UN’INDUSTRIA CHE CAMBIA


Banche competitive, borsa e fondi possono fare da volano alla trasformazione
del nostro sistema produttivo, snodo essenziale per rilanciare la crescita dell’Italia


Francesco BELLOTTI
Presidente del Comitato tecnico per il credito alle PMI di Confindustria e VicePresidente di ProMac


I temi del credito e del rapporto banca-impresa sono un aspetto chiave della trasformazione in corso del nostro sistema produttivo. Prima di entrare nel merito delle questioni, è quindi utile richiamare il contesto entro il quale ci stiamo muovendo, che presenta luci ed ombre.
La ripresa del nostro export, a dispetto di un cambio dell’euro decisamente sfavorevole, testimonia in modo inequivocabile la tenuta della nostra industria in un mercato globale sempre più competitivo. Questo maggior dinamismo è il risultato di un cambio di strategia delle nostre piccole e medie imprese caratterizzato dall’innovazione a 360° e da una forte spinta all’internazionalizzazione. C’è inoltre uno spostamento verso le fasce alte della qualità che è evidenziato dal fatto che i valori unitari sull’export rimangono elevati. A questi sviluppi molto incoraggianti fa riscontro una situazione congiunturale molto difficile, che nel caso dell’Italia è aggravata dal permanere di debolezze strutturali mai del tutto rimosse. La crisi finanziaria internazionale, scatenata dal fenomeno dei mutui subprime, si sta rivelando più seria del previsto. Si è generata una mancanza di fiducia che ha investito l'intero mondo finanziario, determinando una restrizione generalizzata della liquidità. Abbiamo assistito a fenomeni che credevamo non potessero più accadere, basti pensare alle interminabili code che si sono formate davanti agli sportelli della banca britannica Northern Rock.
Le ripercussioni reali della crisi si sono fatte molto evidenti. Gli Stati Uniti e l’Europa sono in forte rallentamento e cresceranno sotto il 2% quest’anno. Per l’Italia le previsioni di crescita sono state fortemente ridimensionate, sotto l’1%, ma lo saranno ancora visto che euro e petrolio non arrestano la propria corsa. Anche se le banche italiane sono state meno interessate, in via diretta, al fenomeno dei mutui, stanno comunque risentendo della crisi. La dinamica dei finanziamenti resta per il momento elevata, ma il costo del denaro è aumentato in modo sensibile ed è probabile che salga ancora.
Se ciò accadrà a soffrirne maggiormente saranno i piccoli e medi imprenditori per due motivi: sono strutturalmente più esposti nei confronti delle banche e dispongono di un minor potere contrattuale con gli enti creditizi.
Esiste quindi una forte preoccupazione che tutta questa situazione possa compromettere il rilancio della nostra economia, che è appena iniziato. Peraltro dal gennaio di quest’anno è entrato pienamente in vigore l’accordo di Basilea 2 e questa combinazione di eventi appare alquanto sfavorevole. È dunque di fondamentale importanza evitare che le banche e gli operatori del mercato finanziario abbiano reazioni eccessive di fronte alla crisi, perché ciò si ripercuoterebbe sugli investimenti produttivi. In questo scenario è essenziale che il dialogo tra i protagonisti della finanza e le imprese non si interrompa. Solo così saremo in grado di influire sulla evoluzione del mercato. Le PMI e le banche sono legate da un vincolo di partnership e le imprese si attendono che gli enti creditizi mostrino, come in passato, coerenza nel continuare a svolgere questo ruolo fondamentale. Nel medio-lungo termine l’accordo di Basilea 2 porterà a relazioni più trasparenti tra banche e imprese, a valutazioni più oggettive del credito e, auspicabilmente, anche ad una riduzione delle differenze che ancora permangono nell’accesso al credito tra Nord e Sud Italia. Confindustria si è spesa molto per diffondere la conoscenza dei contenuti del nuovo accordo, svolgendo una duplice azione. Da un lato ha spinto, insieme con ABI e Banca d’Italia, per le necessarie correzioni al fine di rappresentare al meglio la realtà del sistema imprenditoriale italiano. Infatti le piccole imprese, con la loro “parcellizzazione”, garantiscono una minore rischiosità per i portafogli delle banche. Dall’altro ha svolto un importante lavoro di diffusione delle nuove regole verso i nostri associati. L’attesa è quella di avere una migliore allocazione del credito e determinare così un minore costo dei servizi bancari per le aziende.
Conscia della centralità che il sistema bancario ricopre, in questi anni Confindustria ha consolidato una partnership con l’ABI che ha condotto alla realizzazione di varie iniziative. Ricorderei in particolare:
- la Guida su Basilea2, giunta alla seconda edizione;
- l’Osservatorio permanente sui rapporti banche-imprese, che risponde alla necessità di avere un linguaggio e dei dati condivisi;
- il Protocollo di intesa per la semplificazione dei rapporti operativi, che ha dato vita a una serie di accordi specifici, ora estesi anche alle altre organizzazioni imprenditoriali, su cui stiamo lavorando assiduamente col mondo bancario;
- la creazione di un sito www.bankimprese.it dove far confluire tutta l’informazione e dove le banche indicano le condizioni applicate.
Naturalmente c’è ancora molta strada da fare per assicurare vera trasparenza e confrontabilità delle condizioni, per avere servizi bancari moderni e di qualità, più vicini alle esigenze delle imprese e a costi allineati a quelli prevalenti nel resto d’Europa. Sia l’Autorità Garante per la concorrenza e il mercato che il Governo hanno spinto molto in questa direzione, ma la cosa migliore è che la concorrenza venga dal mercato, piuttosto che imposta per decreto. Per questo guardiamo col massimo interesse ai mutamenti in corso nell’assetto del nostro sistema bancario e, in particolare, alle operazioni di fusione e acquisizione che sono destinate a rafforzare l’efficienza delle nostre banche, nonché a migliorarne la capacità competitiva sui mercati globali. La preferenza storica per l’interlocutore bancario non deve però far perdere di vista la necessità che si sviluppino anche strumenti di mercato finanziario alternativi, spesso più adatti a favorire il cambiamento strutturale del nostro sistema produttivo. La borsa, i fondi e gli altri strumenti innovativi della finanza sono fondamentali perché permettono l'accesso al capitale di rischio e quindi consentono alle PMI di superare il limite della scarsa patrimonializzazione. Inoltre, rispetto alle banche, essi permettono di meglio valutare gli asset immateriali (intangibles), sempre più importanti nel successo di un’impresa. Da questo punto di vista negli ultimi anni si sono registrati progressi importanti.
Ad esempio, si è molto sviluppato il mercato del private equity/venture capital, contandosi ormai circa 130 fondi in Italia. L’investimento medio di questi operatori è di 11 milioni di euro e il ritorno atteso del 25% annuo, il che inevitabilmente restringe il target a una fascia ristretta di imprese. Inoltre, sono ancora pochi gli investimenti in start up o negli stadi iniziali di sviluppo del business (early stage). Detto questo, si tratta di un mercato molto promettente. Le analisi condotte in Italia da AIFI mostrano come le imprese che hanno fatto ricorso a questo strumento abbiano registrato performance decisamente superiori rispetto al resto del mercato. Altra novità molto interessante è quella del MAC (Mercato Alternativo del Capitale), la borsa nata per rispondere alle esigenze e alle caratteristiche delle nostre piccole e medie imprese. Per quotarsi è sufficiente avere l’ultimo bilancio certificato. I costi per la quotazione sono contenuti anche perché il nuovo mercato si rivolge direttamente agli investitori professionali e non al mercato retail, il che riduce gli obblighi informativi. Il mercato opera da settembre e vanta già l’adesione di quattro società. Il numero delle società quotate e di quelle in attesa di farlo rappresenta un inizio promettente che ci pone in linea con altre esperienze, soprattutto se teniamo conto del mutato scenario della liquidità internazionale. Se pensiamo alla nascita dell'AIM (Alternative Investment Market) nel Regno Unito - che attualmente vanta sul proprio listino oltre 1600 società - vediamo che il percorso iniziale combacia con quello che sta affrontando il MAC.
Banche più moderne, borsa e fondi possono contribuire a far evolvere la cultura imprenditoriale dell’Italia, fare da volano alla trasformazione del nostro sistema produttivo, snodo essenziale per rilanciare la crescita e la competitività dell’Italia.

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