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  Dicembre 2012

Articoli - n° 2 Marzo 2004
 



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LO SVILUPPO DELLA PROVINCIA DI SALERNO
L’IMPORTANZA DELLA LEVA TURISTICA

LA GOVERNANCE DEL TRIENNIO FUTURO
LO SCHEMA DELLA “TRIPLA ELICA”

LO SVILUPPO DELLA PROVINCIA DI SALERNO
L’IMPORTANZA DELLA LEVA TURISTICA
Competenze gestionali e organizzative necessarie per sollevare l’intero settore

di Emanuele Salsano
Professore Associato di Economia Politica Facoltà di Giurisprudenza Università di Salerno
salsano@unisa.it

Il settore turistico nelle aree Obiettivo 1 dell'Unione Europea può rappresentare una leva importante per lo sviluppo e la crescita occupazionale. La nostra regione comprende zone caratterizzate da un ambiente particolarmente attraente e favorevole per il consolidamento del settore turistico; ciononostante le politiche attuate per questo settore non hanno avuto finora il successo sperato, anche in virtù della mancanza di un'attenta analisi del fenomeno e della conseguente predisposizione di adeguati strumenti di intervento. In sostanza, un primo elemento critico attiene alla mancata contestualizzazione del turismo all'interno di uno scenario più ampio, che è quello nazionale. Infatti, l'organizzazione turistica italiana è caratterizzata da una struttura piramidale, dove la componente turistica regionale rappresenta il livello intermedio e quella locale si trova a un livello più basso. Negli ultimi anni le politiche regionali e locali in Campania si sono rivolte in modo particolare a un significativo aumento dell'immagine del prodotto, anche se va sottolineato che la logica elettorale e la necessità di un controllo politico sempre più marcato nel settore, che hanno amministrato il comportamento e le scelte degli organismi regionali e locali, hanno esercitato un ruolo negativo sulla performance del settore. Il turismo balneare che rappresenta la componente più significativa deve essere integrato da formule di accoglienza capaci di assicurare alla domanda servizi complementari (ad esempio strutture sportive, parchi giochi e tematici) oppure soluzioni di collegamento con l'offerta turistica dell'entroterra, specialmente nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Dalle rilevazioni condotte dall'EPT di Salerno, emerge che nelle due aree provinciali a maggiore vocazione turistica, Costiera Amalfitana e Costiera Cilentana, si presenta un quadro ben definito. Nella prima si registrano per i turisti italiani 231.097 arrivi e 753.208 presenze nelle strutture alberghiere, mentre nelle attività extralberghiere 16.103 arrivi e 160.481 presenze, con una permanenza media di 3,7 giorni. Per quanto riguarda l’afflusso di stranieri abbiamo 169.973 arrivi con 646.905 presenze nelle strutture alberghiere, mentre nelle attività extralberghiere si registrano 9.403 arrivi e 69.213 presenze, con una permanenza media di 4 giorni. Si deve sottolineare che, per quanto riguarda il movimento straniero, la Costiera Amalfitana vede al primo posto il Regno Unito, seguito da Stati Uniti, Francia e Germania; mentre rappresentano una componente meno rilevante i flussi provenienti da altre nazioni. Per quanto riguarda la Costiera Cilentana abbiamo 253.213 arrivi e 1.125.178 presenze nelle strutture alberghiere; in quelle extralberghiere si registrano 181.356 arrivi e 2.499.147 presenze, con una permanenza media di 8,3 giorni. Per i turisti stranieri si rilevano 58.885 arrivi e 348.473 presenze in strutture alberghiere, mentre in quelle extralberghiere gli arrivi sono 118.669 e le presenze 1.623.404, con una permanenza media di 11,1 giorni. In questa area il paese maggiormente rappresentato è la Germania, seguita dalla Francia; mentre sono poco significativi i movimenti provenienti da altre nazioni. Questi dati confermano che il turismo rappresenta un settore trainante per la nostra provincia; tuttavia, manca una concreta organizzazione degli interventi volti a consolidare e rafforzare il settore. Al riguardo, gli interventi di politica economica impongono un attento riesame del capitale umano, del rapporto banca impresa e dell'ambiente. Questi devono tentare di influenzare i fattori di cui sopra o meglio ancora rimuovere gli ostacoli che in qualche caso risultano insormontabili. Tale politica deve sfatare alcune convinzioni consolidate, a torto o a ragione, che precludono l'innesco di un processo virtuoso di sviluppo del settore. I nodi critici riguardano in primo luogo il ruolo del capitale umano e del credito; infatti, se il nostro territorio presenta elementi di grandissima attrazione, poco si è fatto per approfittare di questo rilevante capitale iniziale. Mancano competenze gestionali, organizzative e di marketing, per cui la professione di imprenditore nel settore turistico è spesso lasciata all'improvvisazione; inoltre, non vi è alcuna consapevolezza delle enormi opportunità derivanti dalla implementazione di network tra imprenditori in grado di qualificare l'offerta e di incrementare il valore aggiunto. Le carenze dal punto di vista del capitale umano si traducono nella mancanza e/o non adeguata offerta di servizi qualificati in grado di ampliare la gamma delle opportunità per il visitatore-turista. Ciò determina un consistente flusso che trova le sue motivazioni quasi esclusivamente nel settore balneare. Quest'ultimo non rappresenta un punto di partenza per un'offerta che sia diversificata e che faccia leva sui tantissimi elementi di attrattività del territorio, ma riveste l'unico punto di arrivo dell'approdo turistico soprattutto nella costiera cilentana. Per una migliore e più qualificata offerta turistica, occorre puntare su un'adeguata formazione, mirata e continua, in funzione delle reali idee di sviluppo territoriale turistico. In questo senso, si avverte la mancanza di una concreta guida a livello regionale, che espliciti la strategia da seguire e conseguentemente adotti le politiche e gli interventi necessari al raggiungimento degli obiettivi proposti. Un secondo nodo critico riguarda il rapporto tra il sistema finanziario e creditizio e l'imprenditoria turistica; in particolare, le banche locali sono state, e lo sono tuttora, più propense a finanziare i soggetti piuttosto che i progetti. In questo modo, il settore turistico viene a mancare delle risorse finanziarie necessarie all'ammodernamento, ristrutturazione e riqualificazione delle strutture ricettive; condizioni assolutamente necessarie per poter pensare a un vero consolidamento e rafforzamento. Infine, un indicatore di successo da prendere in considerazione è l'ambiente. Questo va inteso in senso fisico e morale, non solo come vincolo ma anche come risorsa nel gioco del cambiamento. In tale contesto spetta all'apparato politico e alle istituzioni offrire un valido ambiente di supporto per il funzionamento del settore; non è, infatti, auspicabile un atteggiamento dirigista nei confronti del sistema (sicurezza dei luoghi, politica dei prezzi, maggiore professionalità, tutela dell'ambiente). Una migliore conoscenza del territorio, considerato che quest'ultimo è una variabile cruciale soprattutto per spiegare opportunità che vengono colte in alcune aree e vincoli posti al processo di sviluppo, potrebbe rappresentare un indicatore significativo per rispondere alle istanze che provengono dallo scenario socio economico dell'area interessata. Le prospettive di una ulteriore crescita del settore turistico sono auspicabili soprattutto per il futuro dell'intera economia locale, non solo per il rilevante apporto economico ma anche per l'importante sistema di servizi di cui il turismo necessita. In conclusione, una più attenta politica del turismo, considerata la debolezza degli altri settori produttivi, potrebbe consentire da un lato un rilevante aumento dell'occupazione e dei redditi, soprattutto nelle aree meno sviluppate della provincia, dall'altro favorire una crescita economica guidata da criteri di sostenibilità, e quindi raggiungere anche l'importante obiettivo di preservare le risorse territoriali per le generazioni future.

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