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  Dicembre 2012

Articoli - n° 2 Marzo 2004
 



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LEADERSHIP E TENSIONE AL RISULTATO
DAL CANESTRO ALL’AZIENDA

Quando il valore inestimabile per vincere si chiama gioco di squadra

a cura dell’Area Legislativa Assindustria Salerno


di Oreste Pastore
Area Legislativa Assindustria Salerno
o.pastore@assindustria.sa.it


In questo pezzo andrò leggermente fuori dai temi assegnati, pur riprendendo un argomento trattato ampiamente dai due più recenti numeri di Costozero. Mi riferisco all'intervista a Rosario Miniero, Vicepresidente della società di basket di serie B d'Eccellenza Pepsi Caserta, pubblicata a Dicembre, che ci ha raccontato di una passione imprenditoriale (un ossimoro, secondo molti) per lo sport dei canestri all'ombra della Reggia. E, poi, penso alle sei pagine del numero scorso dedicate al Progetto formativo "Combinazione d'Impresa" promosso dall'Unione di Avellino e, tra gli altri, dall'ottimo Salvatore Amitrano. Leggere sul nostro magazine citazioni tratte dalla filosofia di Phil Jackson, coach più volte Campione NBA con i Chicago Bulls di Michael Jordan e con i Los Angeles Lakers di Shaquille O' Neal e Kobe Bryant; e scorrere quindi l'intervista di Zare Markowski, (più modestamente) allenatore della AIR Avellino, protagonista nella massima serie del basket nazionale e docente, per l'occasione, degli imprenditori a scuola di organizzazione presso l'Unione di via Palatucci, ha fatto scattare in me la voglia di utilizzare questa preziosa occasione per testimoniare la passione di una vita per il "mio" sport. Il basket, che, in quanto gioco di squadra basato su principi e regole abbastanza rigidi, talvolta "matematici", ma pur sempre legati a un contesto umano disciplinato, è esperienza peraltro molto vicina ai temi che proponiamo ogni giorno alle nostre aziende e all'interno di esse: organizzazione, valorizzazione dei singoli in un contesto collettivo, leadership, motivazione, tensione al miglioramento, sono elementi qualificanti ed essenziali sia di un team di basket che di una crew aziendale, nella analoga tensione al risultato. Consiglio a tutti, in proposito, la lettura di "Dialogo sul team - Note di organizzazione da un anno di basket", un libro uscito nel 2001 per la collana Economia e management di Baldini & Castoldi, scritto a quattro mani da Massimo Bergami, docente di Economia Aziendale alla Università di Bologna e alla Bocconi, e da Ettore Messina, attualmente allenatore della Benetton Treviso, già alla guida della (oggi scomparsa) Virtus Bologna e della Nazionale, pluriscudettato, Campione d'Europa di club e medaglia d'argento europea con gli azzurri. Il testo racconta a due voci l'irripetibile annata della Virtus Kinder Bologna, Campione d'Italia e d'Europa e vincitrice della Coppa Italia nel 2000/2001, approfondendo - in un curioso dialogo tra un allenatore e un professore di organizzazione aziendale - alcune domande comuni ai due mondi a confronto: «Come cresce un team? Cosa porta diverse individualità a costruire un'unica identità? Come si creano i conflitti in una squadra e come è possibile affrontarli? Qual è l'influenza della pressione sulla performance?». La conclusione, suggello del diario di una stagione vittoriosa, è: «La chiave vincente è stata la costruzione e l'affermazione dell'identità del team su ogni individualità. Questo non implica una minor considerazione del talento individuale, anzi lo esalta, ma solo nella misura in cui questo contribuisce alla valorizzazione di tutte le risorse disponibili….». Agli imprenditori e dirigenti d'azienda che stanno cercando l'elemento per rendere vincente o solo per migliorare una organizzazione che stenta o che non rende quanto ci si aspettava, la risposta di un allenatore di basket può costituire una chiave utile in tal senso. Chi, come me, è "permeato da questo sport", gode, quindi, nel trovarsi a gestire anche in ambiente lavorativo argomenti vicini all'esperienza che è stata (ahimè, nel passato) di atleta e che oggi, da spettatore, soffre di una situazione salernitana che non è molto esaltante. Fuori dalla retorica, ai salernitani innamorati del basket un po' brucia, nell'eterna rivalità sportiva regionale, vedere ai massimi livelli, non tanto Napoli, che con il Presidente Maione (peraltro uomo d'azienda da sempre ai vertici dell'Unione degli Industriali partenopea) sta ripercorrendo i fasti che furono dell'Ignis Sud negli anni '60/70, quanto Avellino, ansimante ma tenacemente avvinghiata alla A1, e Caserta, che risale perentoria dall'inferno delle serie minori dopo aver assaporato, nell'era del Cavalier Maggiò, le magie di Oscar e il gusto dello scudetto con gli "enfants du pais" Nando Gentile e Vincenzo Esposito. E a Salerno? La storia ci parla di un'altra fortunata e curiosa coincidenza con gli ambienti (e le pagine) che oggi pratico. Dopo l'era pionieristica degli anni 50 e 60, la squadra della nostra provincia, con il marchio Paravia Ascensori sulle maglie si è fatta onore nella serie B nazionale nei successivi anni 70, seguita direttamente e con passione dai giovani Nino e Vittorio Paravia. La spasmodica attenzione per il calcio delle Amministrazioni, del pubblico e della stampa salernitana (in A, B, C sempre la stessa), la mancanza di un campo di gioco degno e la coincidente crescita di altre realtà in provincia (in primis Battipaglia e Scafati, ma anche Sarno, Agropoli, Nocera) hanno tenuto per anni in un inconsistente limbo la passione cestistica salernitana. La provincia, invece, come già accennato, trovava prima l'exploit della compagine di Battipaglia, accompagnata dalle Casse Rurali del patron Silvio Petrone e poi dai fratelli Iemma della Jcoplastic fino all'avventura del tentativo di allignare a Napoli, con l'acquisto del titolo della squadra locale, finito con un brutto fallimento; quindi, oggi, con la creatura di Nello Longobardi a Scafati, gioia e delizia del suo appassionato pubblico in Legadue. Con la RIDA Scafati siamo tornati ai tempi più recenti. A Salerno, negli ultimi anni, grazie all'impegno di un gruppo "storico", capeggiato da Alfonso Siano, impegnato anche nelle organizzazioni cittadine del commercio, sostenuto in fasi diverse da Gerardo Soglia (Soglia Group), Giacomo Bancone (4x4 System) e dai fratelli Vitolo (Vi Matel), la Società ha via via definito una sua identità e un proprio progetto, che guarda ad una crescita dei risultati e dell'attenzione della città, valorizzando il piccolo palazzetto di Matierno, concesso in gestione dal Comune, come la casa del basket salernitano. Un settore giovanile seguito con particolare cura, rispettato anche fuori regione, è il volano di entusiasmo per la Società. Alla dirigenza del sodalizio salernitano si sono aggiunti quest'anno il contributo, la verve e l'impegno di un gruppo di appassionati "guidati" dall'esperienza degli ex giocatori Michele Tramontano, Aurelio Cucco, Nello Lentini, con il medico Giulio Corrivetti ad affiancare Bancone alla Presidenza e l'avvocato Tommaso Ferro a consolidare lo staff; persone che già in una precedente esperienza Societaria, "fusasi" poi con la Pallacanestro Salerno, hanno individuato nello sport dei canestri soprattutto un elemento di possibile crescita sociale del nostro territorio, attraverso la formazione dei giovani a una competizione "pulita", attiva, non condizionata dalle tante distorsioni legate ad altre discipline sport-spettacolari, purtroppo segnate negli ultimi anni anche da fatti luttuosi. Lo sponsor è la dinamica azienda di abbigliamento Fortunato di Bellizzi, che ha aggiunto "stile" all'ambiente. Il sogno, la massima serie, diventerà prima o poi realtà, magari assieme ad un Palazzetto adeguato alle necessità e commisurato alle ambizioni di tutto lo sport cosiddetto minore, di cui il basket può ergersi a capofila. Le analisi sviluppate dimostrano che il basket è un veicolo promozionale di grande impatto, con il suo contesto dinamico e non inquinato da scandali, che valorizza tante piccole e medie realtà italiane, promovendone l'immagine in Italia e in Europa (Varese, Cantù, Pesaro, la stessa Caserta). Speriamo che lo stesso possa avvenire per Salerno.

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