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  Dicembre 2012

Articoli - n° 2 Marzo 2004
 



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LA FILIERA AGROINDUSTRIALE
AZIONE A LIVELLO STRUTTURALE

Il rilancio dell’economia campana è anche la contrattazione programmata


di Genioso Zollo
Presidente Società Consortile Agrofuturo Scarl - Vicepresidente Agroinvest spa
geniosozollo@agrofuturo.it

Contrattazione programmata: è questo il segreto del rilancio dell'economia campana. Il ricorso a questo strumento consentirà un passaggio più graduale verso una struttura e una dimensione aziendale differente dalla attuale, una maggiore qualificazione delle produzioni realizzate, una adeguata innovazione tecnologica che porterà ad una riduzione dei costi aziendali. È proprio attraverso la contrattazione negoziata che Agrofuturo ha inteso e intende rilanciare la filiera agroalimentare della provincia di Salerno. Definito da più parti "modello di sviluppo per l'occupazione", Agrofuturo rappresenta oggi un reale volano di crescita per le aree dell'agro-nocerinosarnese, uno strumento che ha al centro delle sue finalità la formazione costante dei lavoratori, lo sviluppo dell'occupazione, l'allargamento della filiera agroalimentare, la competitività produttiva e la crescita socio-economica del territorio. Ma questo progetto non sarebbe attuabile senza la contrattazione programmata. E i motivi sono semplici, legati, in primo luogo, al difficile contesto economico e produttivo, in cui l'accesso agli incentivi automatici (in particolare alla legge 488) risulta molto difficile. In un'area come quella della provincia di Salerno dove la questione delle zone industriali è un problema non ancora risolto, la Contrattazione programmata riveste un ruolo fondamentale, una condizione dalla quale non si può prescindere. Senza contare che il contesto ove Agrofuturo opera, il Distretto industriale Nocera-Gragnano che riunisce venti comuni, distribuiti tra le province di Napoli (quattro) e Salerno (sedici), su una superficie complessiva di 290 chilometri quadrati popolati da oltre trecentosessantamila persone, è composto da piccole e medie imprese che hanno la necessità di fare filiera, per superare il problema (altrimenti insormontabile) della competitività sul mercato. E se è vero che la filiera agroindustriale rappresenta un fiore all'occhiello dell'economia regionale lo è altrettanto che il settore va rilanciato, attraverso azioni tese al rafforzamento della competitività sul mercato. Soprattutto, parlando della Programmazione negoziata, va sfatato un luogo comune che induce a errori a volte grossolani. Contrattazione Programmata non è sinonimo, esclusivamente, di Patti Territoriali. Questa si esplica, al contrario, attraverso quattro strumenti strategici per l'economia: il Contratto d'Area, quello di Programma, di Investimento e i Patti territoriali. Attualmente, nella provincia di Salerno, sono tre i Contratti di Programma finanziati: Agrofuturo, il Consorzio tessile dell'agro e un progetto legato alla multinazionale Ericsson, peraltro recentemente revocato. In questo quadro non certo esaltante per la nostra provincia, dove anche un colosso come la Ericsson incontra difficoltà, Agrofuturo riveste un ruolo ancora più importante che dimostra la valenza di un progetto e di una filosofia sposata da decine di piccoli e medi imprenditori. E, oltre al caso Ericsson, anche le recenti polemiche legate ai Patti territoriali dimostrano, ancora una volta, che non è giusto fare "di tutta l'erba un fascio", per scongiurare qualunquismi che nulla fanno se non danneggiare la nostra economia. Agrofuturo, in tal senso, è sinonimo di sviluppo e occupazione, dove l'impegno e la responsabilità diretta degli operatori privati nella gestione di uno strumento complesso di programmazione negoziata, sta contribuendo in maniera decisiva a rafforzare le sinergie e le collaborazioni tra enti locali, soggetti privati, organizzazioni sindacali e agricole (unico esempio in Campania) attuando quelle pratiche di concertazione su fatti concreti e con risultati tangibili. È storia recente la sottoscrizione, presso la sede di Assindustria Salerno, del protocollo di intesa per sostenere il secondo modulo del Contratto di Programma, ancora in attesa di finanziamento. Così come si sta concretizzando il lavoro per rendere ancora più sinergiche le relazione tra gli strumenti di programmazione negoziata e gli organismi di pianificazione territoriale di comprensorio come il distretto industriale.
Costituita il 19 ottobre 2000, Agrofuturo raggruppa, ad oggi, oltre 200 aziende della filiera agroindustriale. La prima fase ha coinvolto un gruppo di 37 aziende che il CIPE ha approvato con un investimento complessivo di circa 118 milioni di euro, e che avrà un impatto occupazionale di circa 500 unità lavorative. Il progetto, definito sulla base di un processo di concertazione, sta evidenziando il suo positivo impatto per la riqualificazione e lo sviluppo del tessuto produttivo, l'adeguamento tecnologico e lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi, oltre che la ricerca e la formazione dei profili professionali. L'azione svolta, proietta il Consorzio come attore significativo del territorio, tanto che la delibera CIPE ha evidenziato: «Agrofuturo si pone come strumento essenziale di riqualificazione della filiera agroindustriale nella sua interezza, determinando positive ricadute sull'occupazione e sul reddito dell'area interessata». Il progetto si struttura secondo lo strumento del Contratto di Programma e si sostanzia in un piano organico di rafforzamento, razionalizzazione e sviluppo della filiera, con l'attenzione alla vivibilità del territorio, allo sviluppo di un sistema di servizi evoluto e coerente con le esigenze del comparto e orientato all'internazionalizzazione. Il progetto complessivo prevede la realizzazione di 132 iniziative d'investimento che riguardano i diversi comparti della filiera alimentare. La prima fase ha riguardato la riqualificazione degli impianti produttivi, un'operazione che ha movimentato finanziamenti per importo complessivo di 75 milioni di euro. La seconda prevede, invece, fondi di oltre 312 milioni di euro e 1000 nuovi occupati. Un'occasione, una svolta, certamente un metodo innovativo che tende a organizzare la domanda, attraverso una filiera istituzionale che ponga la riqualificazione industriale, l'ammodernamento tecnologico, lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi in una nuova scala di valori condivisi di base. Spingere, cioè, le vocazioni (attitudini, storia e vissuti delle nostre comunità) ad assumere una consapevolezza tale da poter aspirare ad un ruolo leader sui mercati mondiali. La ricaduta positiva del progetto sull'occupazione e sul reddito dell'area del Distretto industriale n.7, in questa nuova ottica, è insomma, soltanto uno degli aspetti della mutata strategia di intervento: si tratta, infatti, di agire a livello strutturale su un tessuto sociale complesso e variegato con un'organizzazione programmatica in grado di raccogliere immediati risultati, ma anche di tracciare percorsi meta-economici. Ad essere coinvolte, infatti, non sono semplicemente le singole aziende, ma un intero sistema produttivo, un polo industriale, che oggi vende in tutto il mondo. Il Contratto di Programma, così come progettato da Agrofuturo, darà slancio all'economia dell'intera regione. Con questo strumento, infatti, sarà possibile rivitalizzare alcune imprese, migliorare i costi e la competitività per le industrie storiche del settore. Questo è un contratto che eleva tutta la filiera agroindustriale, a monte e a valle. I numeri non si riferiscono, dunque, alla sola agroindustria, ma anche a tutto l'indotto, dalle industrie di logistica, di trasformazione, di imballaggi vari ai produttori agricoli.

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