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Pontecorvo: «Abbiamo bisogno
di tornare a pensare in grande»
L’IMPEGNO DI CONFINDUSTRIA SALERNO
PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE
Home Automation
In arrivo la casa intelligente
di Raffaella Venerando
Pontecorvo: «Abbiamo bisogno
di tornare a pensare in grande»
Per il neo presidente degli under 40 salernitani il futuro del Paese
è nelle mani dei giovani e nella loro voglia di fare e di crescere
A poco più di un mese dalla sua elezione Marco Pontecorvo ci racconta meglio qual è la sua visione di “Gruppo”.
Presidente, come nasce e si sviluppa la sua formazione da imprenditore?
Nasco e cresco in una famiglia dove entrambi i genitori sono stati da sempre molto impegnati nell’azienda di famiglia, quindi ho sempre respirato “aria d’impresa”. Nonostante il loro grande impegno in azienda non mi hanno mai spinto verso questo tipo di attività lasciandomi libero di scegliere la mia strada in piena autonomia, senza alcun tipo di condizionamento. Sicuramente anche gli studi universitari (Marco Pontecorvo è laureato in Economia e Commercio) e la partecipazione attiva alla vita del Gruppo Giovani di Confindustria Salerno hanno contribuito alla mia formazione imprenditoriale.
Nelle sue note programmatiche il coinvolgimento dei giovani è uno degli aspetti cui tiene di più. In particolare a cosa si dedicherà il suo Gruppo?
Da sempre il Gruppo Giovani è impegnato nella promozione della cultura di impresa ed è delegato ai rapporti con la scuola e al mondo dell’education in genere, quindi anche il mio mandato sarà orientato agli stessi temi, con l’aggiunta di un pizzico di “peperoncino”. Mi spiego, credo che i Giovani di Confindustria debbano essere da pungolo e da sprone per i Senior per la risoluzione di una serie di problemi che le nostre aziende vivono quotidianamente, perché prima di essere giovani imprenditori siamo “imprenditori giovani” che spesso guidano già da tempo le proprie aziende. Come ho già detto in più di un’occasione credo nel “gruppo” e nei risultati che solo un “lavoro di squadra” può dare. I “solisti” hanno spesso un punto di vista piuttosto limitato, mentre il confronto continuo tra i membri di uno stesso team può solo arricchire di maggiori dettagli e colori un quadro generale piuttosto sfuocato.
Secondo lei quanto la politica locale e nazionale si mostra sensibile al tema giovani?
Ritengo molto poco. La conferma di quanto dico ci è stata data dall’ultima campagna elettorale per le politiche che si è da poco conclusa. In entrambi gli schieramenti si è parlato moltissimo del problema delle pensioni minime e delle difficoltà che i pensionati incontrano quotidianamente, mentre del disagio giovanile sembra che se ne siano dimenticati un po’ tutti, trattando l’argomento solo in maniera molto marginale. Credo sia chiaro che se non si riprende in maniera seria a pensare alle classi giovani, il futuro del nostro Paese non sarà facile perché economie emergenti come Cina ed India stanno investendo capitali ingenti nella formazione di una nuova classe dirigente capace di programmare la crescita del loro Paese. La sensazione che provo da un po’ di tempo a questa parte è che gli italiani - o la parte delegata a guardare “avanti” - abbiano smesso di fare grandi progetti e tentino di navigare a vista, cercando al contempo di non scontentare nessuno. Ritengo che siamo ad un bivio fondamentale per lo sviluppo del nostro futuro, bisogna tornare a “pensare in grande” con obiettivi e progetti coordinati che rimettano al centro i giovani e la loro voglia di fare e di crescere, che sono poi il vero valore aggiunto di tutte le economie industrializzate e non. |