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  Dicembre 2012

Articoli n° 09
NOVEMBRE 2009
 


MISURE CRITICHE - Home Page

di Antonello Tolve
Critico d’arte








L’atteggiamento analitico di Cesare Pietroiusti
Galleria Tiziana Di Caro, Salerno





Cesare Pietroiusti e Paul Griffiths, Eating Money
An Auction, performance, Birmingham, maggio 2007
(foto Chris Keenan).
Courtesy Ikon Gallery

L’arte, la vita e il panorama sociale. Il pubblico e il privato. L’interno e l’esterno. La regola e il caso. Il dato esperienziale e la processualità, infine.
La ricerca artistica messa in campo da Cesare Pietroiusti (Roma, classe 1955) tende a convogliare lungo uno stesso nodo estetico la pratica dell’arte e la riflessione sull’arte (per dirla con Filiberto Menna) organizzando un andamento linguistico in cui il paradosso - tò pará ten dóxan, contrario alla ragione (Aristotele) - si fa prefisso indispensabile per soverchiare le direttive dell’organizzazione collettiva e mostrare, di volta in volta, vie di fuga, farmaci o anticorpi in grado di respingere l’omologazione pubblica e rivitalizzare la forza di un pensiero per immagini (Bildhafte Denken), di un mondo legato al fantastico, al mitico e al rituale.
Tra i padri fondatori del Centro Studi Jartrakor di Roma e della Rivista di Psicologia dell’Arte, Pietroiusti scansa con eleganza ogni formula tautologica per procedere verso estroflessioni linguistiche che elaborano strategie comunicative per elogiare il comportamentale - è il caso di Visite (del 1991) in cui l’artista decide di esporre e di portare il popolo dell’arte in appartamenti privati - e catapultare lo spettatore in un mondo parallelo lungo il quale poter leggere le manovre generali di una continua destrutturazione del vitale che si fa dato educativo e costruzione di coscienza.
Dal Louisiana Museum di Humlebæk (1996), alla Serpentine Gallery di Londra (1992), dalla 48ª Biennale di Venezia (1999), ha esposto, fra l’altro, nella sezione Aperto della Biennale di Venezia del 1990, ad Art in General, New York (2001), Pietroiusti segue e assume un atteggiamento analitico, celebrando, nel contempo, il vitale e il mentale, lo spazio dell’azione e quello della riflessione.
Pensieri funzionali (1978-2008) del 1997 - stesso anno del progetto Oreste - è, ad esempio, un libro di riflessioni e concetti formulati dall’artista per cortocircuitare il luogo comune e generare una nuova grammatica visiva che spiazza i conformismi sociali. Ma anche un diario di bordo in cui l’artista prefissa alcune azioni artistiche da concretizzare - o far concretizzare - nel tempo, in luoghi ed occasioni differenti.
«Adotta un oggetto, o un piccolo luogo, lungo un percorso che fai abitualmente». «Realizza un oggetto che appare soltanto quando lo si osserva per un certo tempo». O, ancora «Offri a qualcuno il tuo nome, per un certo periodo di tempo». Sono soltanto alcune delle frasi che si incontrano sfogliando questo abbecedario creativo fatto di strumenti metalinguistici per artisti e creatori tout court. Seguendo la stessa linea progettuale - legata ad una critica radicale e ad un pensiero collettivo che svuota il potere autoriale - Evolution de l’Art (nata nel gennaio del 2007) è, infine, un progetto di galleria allo stato gassoso (Michaud) nata dalla comunione di Pietroiusti con il gruppo SPACE (formato da Juraj Carny, Diana Majdakova e Lydia Pribisova), per destrutturare il sistema dell’arte mediante escamotage che sfrangiano, con raffinatezza, le logiche espositive.
La galleria virtuale, uno degli ultimi progetti collettivi dell’artista, vende opere d’arte - aliene da ogni componente fisica e materiale - senza autentica o ricevuta evolvendo (evolution appunto) il gusto collettivo e spostandone le basi oltre le maglie del mercato e della mera speculazione.

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