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  Dicembre 2012

Articoli n° 08
OTTObre 2007
 


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La nuova distribuzione
commerciale nel Mezzogiorno



Uno studio per capire meglio dinamiche economiche, tendenze future e riflessi sui consumatori

Francesco Saverio Coppola
Associazione Studi e Ricerche per il Mezzogiorno
info@srmezzogiorno.it

Il dibattito sulla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) si è imposto all'attenzione di tutti; consumatori in primo luogo, ma anche, economisti, imprenditori e organi istituzionali per la rapidità di diffusione dei grandi store commerciali, per le risorse economiche coinvolte, per le esigenze di regolamentazione che ne sono derivate e per le opportunità di offerta presentate al consumatore.
Va tenuto presente che il contributo alla crescita di un settore produttivo dipende non solo dal livello di maturità raggiunto, ma anche dall'uso intelligente delle nuove tecnologiche che impiega, dalle capacità logistiche che sviluppa e anche, e soprattutto, dall'occupazione che genera. Senza dubbio la grande distribuzione ha negli ultimi vent'anni raggiunto una consistente implementazione di offerta produttiva capace di generare un servizio rispondente alle esigenze del consumatore sia attraverso l'uso di logiche di marketing innovative, sia attraverso l'impiego strumentale e ragionato della leva del prezzo.
Le logiche espansive della Grande Distribuzione Organizzata sono partite dall'Europa Centrale - e in particolare dalla Francia - e si sono concentrate sulle grandi aree urbane italiane, per poi dirigersi sulle periferie del centro-nord e successivamente sul Mezzogiorno: divenuta, per molti player significativi, meta molto ambita. Il format che maggiormente si è affermato in Italia è stato il Centro Commerciale. I Centri Commerciali si presentano - tre a Milano ed uno a Napoli - nei primi anni '70. La cultura dei Centri Commerciali proviene dalla Francia ed il modello è quello del Centro Commerciale con l'ipermercato: i primi Centri sono stati opera della Grande Distribuzione, il primo “grande attore” in ordine di tempo.
L'Associazione Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (soci fondatori: Banca Opi, Compagnia di San Paolo, Istituto Fondazione Banco di Napoli, Intesa San Paolo, Sanpaolo Banco di Napoli, Sanpaolo Imi Investimenti per lo Sviluppo) che segue con attenzione le problematiche connesse alle imprese del Sud ha, avviato, sul comparto una ricerca sugli sviluppi della moderna distribuzione; il lavoro sarà presentato a Roma al CNEL il prossimo 29 novembre.
Va chiarito dunque che modernità distributiva non vuol dire standardizzazione e azzeramento delle differenze ma permette di innestare quel processo evolutivo secondo logiche di mercato senza che ciò elimini gli elementi virtuosi del dettaglio sia in termini economici ma anche e soprattutto sociali, relazionali e di valorizzazione delle nicchie di qualità.
La Grande Distribuzione è un settore composito che spazia dall'alimentare, al tessile, ai mobili, ai prodotti high tech, un mosaico di realtà diverse che attualmente sembra essere caratterizzato da una forte standardizzazione nei prodotti offerti. Poiché, infatti, la quantità di insegne presenti sul territorio non è elevatissima la differenziazione si riduce ma, sempre più, il territorio diverrà il fattore competitivo strategico in grado di determinare il successo di un sistema, che ruota intorno al format distributivo realizzato. Si prevede infatti la nascita di un bisogno di differenziazione locale (che peraltro i grandi distributori già hanno recepito come risulta dai prodotti Dop e Doc che presentano sugli scaffali). Per poter differenziare i prodotti su larga scala occorre che la filiera produttiva sia composta da imprese di grande professionalità con insegne e prodotti originali e fedeli alla loro storia.
Come risulta dalle interviste, in futuro sempre più si assisterà allo sviluppo di nuovi format commerciali pensati come luoghi di ritrovo dove le persone passeranno il tempo libero per cui alle attività tradizionali si aggiungeranno sempre nuove funzioni. Si dovranno dunque trovare nuove ancore per attrarre il consumatore. Quindi il format originale è destinato a modificarsi ma appare difficile capire quali saranno le tendenze future. Il percorso più logico, secondo il parere degli intervistati, sembra essere quello di valorizzare la gestione dei Centri Commerciali e dei moderni box distributivi all'interno del perimetro delle città con il food che perderà sempre più appeal a favore del non-alimentare.
Per arrivare a definire il quadro del sistema distributivo italiano e meridionale, presentare tutti gli attori in gioco e definirne ruolo e funzioni, i ricercatori di Srm hanno adottato la tecnica che, per brevità, hanno definito dell'analisi “funnel-process”, o ad imbuto. La complessità dello studio sta anche nella considerazione di fondo che non esiste una definizione univoca e tanto meno statica di Grande Distribuzione Organizzata e pertanto si è tentato - attraverso il riferimento a varie fonti e ben 23 testimonianze eccellenti - di chiarire le logiche che sottendono alle aggregazioni di impresa che compongono il complesso mondo della GDO che in questo settore prendono il nome di “supercentrali”, “centrali o gruppi” e “centri decisionali”. Un mosaico complesso di attività in cui gli elementi normativi, territoriali e le tendenze dei consumatori sono stati analizzati in ogni dettaglio (per maggiori informazioni www.srmezzogiorno.it).

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