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L’autunno francese
La fine della diversità di una grande nazione
Cesare Martinetti - Contributi: Barbara Spinelli; Collana: Serie Bianca Feltrinelli
Pagine: 140 - Prezzo: Euro 13
Ségolène Royal e Nicolas Sarkozy si affrontano in primavera nelle elezioni presidenziali francesi. Lo slogan di Sarkozy è “la rupture”, la rottura, cui Ségolène risponde: la rupture sono io. Rottura rispetto al “modello francese”: in questo punto critico si scontrano una destra sociale e una sinistra lontana da Blair e dalla socialdemocrazia. Rottura di generazioni e persone: Ségolène Royal è la prima donna candidata all'Eliseo, mentre Sarkozy, figlio di un immigrato ungherese, è anch'egli uno strappo vivente alle convenzioni elitarie del partito che fu del generale de Gaulle. Sia Ségolène (“Ségò”), socialista, sia Sarkozy (“Sarkò”), gollista, propongono responsabilità, liberalizzazioni, repressione delle devianze. Una serie di misure che cambieranno volto alla Francia per come la conosciamo: liberté sì, égalité molto meno, fraternité vedremo. Sullo sfondo la storia di questi ultimi cinque anni. Le banlieue in fiamme hanno mostrato ai francesi un volto del paese che avevano nascosto a loro stessi: un popolo rabbioso, figli di immigrati che vivono in città ghetto ai margini di una delle più grandi e scintillanti capitali del mondo, disoccupati. Nel 2006 è scesa in piazza una gioventù intellettuale in lotta contro il precariato simboleggiato dal contratto di primo impiego che il governo aveva preparato proprio per venire incontro ai problemi delle banlieue. Rivolte che hanno innescato il dibattito: è la Francia la grande malata d'Europa?
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